The Afghan Girls Robotics Team

AFGHAN DREAMERS   – «Quando c’è la volontà di fare qualcosa, si trova sempre il modo di farla«

IL GRUPPO DELLE ”RAGAZZE DELLA ROBOTICA”

https://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2021/08/25/afghan-dreamers-le-ragazze-geniali-della-robotica-ricevono-asilo-a-citta-del-messico_b32bcba1-eb1c-49e0-8e5e-dd6b2c34e88a.html

Secondo alcuni dati Unicef, in Afghanistan solo il 40% delle ragazze riesce ad accedere al sistema scolastico e in alcune province, come Kandahar, Helmand, Wardak, Paktika, Zabul e Uruzgan, ci sono casi dove addirittura l’85% delle bambine e delle ragazze non va più a scuola.

Nel 2010 l’imprenditrice e businesswoman afghana Roja Mahboob fonda la “Afghan Citadel Software Company” a Herat, in Afghanistan, divenendo famosa per essere tra le prime donne amministratrici delegate in Afghanistan, dove è già difficile per una donna lavorare fuori casa.

Nel 2014 fonda il gruppo “Afghan Girls Robotics Team”, conosciuto anche come “Afghan Dreamers”, un programma scientifico per sole donne. Si tratta di un percorso educativo della durata di due anni, che ha l’obiettivo di insegnare alle giovani ragazze le conoscenze sulla robotica e di promuovere le loro attitudini verso le materie tecnologiche. Le ragazze sono selezionate per il loro talento fin dalle scuole superiori e poi raggruppate in diversi team di ricerca per lavorare insieme su progetti pensati prevalentemente per trovare soluzioni utili allo sviluppo dell’economia locale (come, per esempio, aiutare gli agricoltori nella raccolta dello zafferano e realizzare robot per il settore minerario). Il lavoro delle Afghan Dreamers è figlio della necessità, ma è anche il naturale risultato di chi sogna un Afghanistan migliore, più inclusivo, dove tutte le donne possano accedere liberamente agli studi e coltivare le proprie attitudini.  Attualmente Afghan Dreamers è un gruppo di venti ragazze afghane di età compresa tra i 12 e i 18 anni, accomunate dalla passione per la robotica. La loro storia era balzata agli onori della cronaca nel 2017, quando salirono sul podio del campionato di robotica mondiale FIRST Global a Washington. Giovanissime, tutte nate e cresciute dopo l’intervento degli Stati Uniti in Afghanistan, furono premiate per l’invenzione di un robot a energia solare per seminare i campi. Una partecipazione, quella al campionato del 2017, che fu tutt’altro che facile, date le restrizioni del Muslim Ban adottate dagli Stati Uniti. Ma «quando c’è la volontà di fare qualcosa, si trova sempre il modo di farla«, come aveva dichiarato Fatemah, l’ex capitana del team.  

Da quel momento, il gruppo raccolse migliaia di sostenitori in tutto il mondo, portando avanti il proprio lavoro anche durante la pandemia: nella città di Herat, Somaya Faruqi, Dyana Wahbzadeh, Ellaham Mansori, Folernace Poya, e Nahid Rahimi hanno dato vita a due prototipi di respiratori perfettamente funzionanti: uno basato su un progetto del Massachusetts Institute of Technology (MIT), l’altro con componenti del motore di una Toyota Corolla. Entrambi i modelli sono realizzabili con materiali facilmente reperibili e con costi contenuti. «L’idea è nata dal terribile bisogno di ventilatori per salvare la vita delle persone durante la pandemia di COVID-19«, ha spiegato Somaya Faruqi, la 17enne attualmente a capo del team. Nel novembre 2020, Somaya è stata inserita dalla BBC tra le 100 donne più influenti e d’ispirazione del mondo.

In un Paese dove soltanto il 40% delle bambine riusciva ad accedere all’istruzione, le Afghan Dreamers rappresentavano un esempio di empowerment femminile. «Vorrei che l’Afghanistan e il mondo intero potessero cambiare mentalità e riconoscere che le ragazze sono uguali ai ragazzi e possono usare la scienza e la tecnologia per creare innovazione», aveva dichiarato Somaya all’UNICEF, presentando l’ultimo prototipo progettato dalla sua squadra.

IL RITORNO DEI TALEBANI

All’indomani della presa di Kabul da parte dei talebani e al loro repressivo ritorno al potere, le «sognatrici afghane» avevano lanciato un appello per riuscire a fuggire dal Paese e rifugiarsi in Canada, che aveva promesso di accogliere 20mila rifugiati dall’Afghanistan. La disperata richiesta d’aiuto, appoggiata dall’appello siglato dall’avvocatessa per i diritti umani Kimberly Montley e dalla presidente del Malala Fund Meghan Stone, aveva fatto il giro del mondo, catalizzando l’attenzione dei media e dando ulteriore evidenza alla grave crisi umanitaria che sta dilaniando l’Afghanistan, minando ancora più rovinosamente una già precaria condizione sociale.

La richiesta del team è stata accettata e circa una decina di loro è riuscita a lasciare Kabul su un volo commerciale diretto a Doha, in Qatar, dopo alcuni tentativi di fuga dal Paese non andati a buon fine. 

Sono stati moltissimi gli sforzi e le mobilitazioni che hanno permesso di disegnare un lieto fine alla storia travagliata della squadra, coronato da un’ulteriore buona notizia: come riporta Business Insider, le ragazze hanno già attirato l’attenzione di alcune prestigiose università statunitensi, che avrebbero predisposto alcune borse di studio per permettere loro di proseguire gli studi e continuare a dar forma al loro sogno.

Una storia che tiene alta l’attenzione sui diritti delle donne afghane e sulla necessità della loro protezione in un momento così disperato, che sta disintegrando anni di lotta per l’emancipazione che avevano portato a una pallida apertura al mondo dello studio e del lavoro per le cittadine di sesso femminile.

La situazione dell’Afghanistan continua a destare preoccupazione a livello globale, investendo indistintamente qualsiasi realtà: di recente, gli stessi social network si sono attivati per proteggere i dati degli utenti attivi nell’area del Paese, per ultimo Clubhouse, che ha deciso di rimuovere le informazioni personali degli utenti rendendo più difficile la ricerca degli account all’interno della piattaforma.

Mentre i Talebani dichiarano che le donne di Kabul al momento non possono lavorare «per mancanza di sicurezza», il gruppo delle venti ragazze della provincia di Herat, nell’Aghanistan occidentale, trova rifugio a Città del Messico.

IL DOCUMENTARIO “THE AFGHAN DREAMERS”

Oggi, la loro vicenda diventerà un documentario diretto da David Greenwald e prodotto da Beth Murphy. Il film, ora in post-produzione, ripercorre la nascita del team fino alla fuga dall’Afghanistan. «Sulla strada da Herat a Kabul eravamo molto spaventate», ha scritto alla rivista Variety una ragazza del gruppo mentre cercava di fuggire. «I Talebani entravano in macchina e controllavano l’interno dell’auto. Io indossavo un burqa in modo da non farmi riconoscere».

Il documentario è stato girato nel 2019, durante i negoziati tra i Talebani e gli Stati Uniti. «Le ragazze e le loro famiglie ascoltavano le notizie e prestavano grande attenzione a ciò che stava accadendo. Direi che è proprio in quel momento che le preoccupazioni hanno iniziato a crescere», spiega Greenwald in un’intervista a Variety. «In Afghanistan provi sempre la sensazione che tutto potrebbe andare male in qualsiasi momento. E questo è il tipo di pressione con cui le ragazze vivevano quotidianamente. Per questo motivo, quando abbiamo girato il documentario, facevamo molta attenzione a non dare nell’occhio», prosegue Greenwald.

Le riprese del documentario sono terminate nel febbraio 2020, alla stipula degli accordi tra Stati Uniti e Talebani. «Mi aspettavo di poter chiudere il film con un messaggio di speranza, con l’immagine delle ragazze mentre insegnano robotica in una scuola. Ma le cose non si sono certo sviluppate così», conclude Greenwald.

Riferimenti

https://www.hdblog.it/robotica/articoli/n542805/afghanistan-ragazze-robotica-borse-studio-usa/

https://www.thewom.it/lifestyle/trend/chi-sono-le-afghan-dreamers-e-perche-non-vogliamo-smettere-di-sognare-con-loro

https://variety.com/2021/film/global/afghan-dreamers-documentary-evacuation-taliban-1235044090/

https://en.wikipedia.org/wiki/Roya_Mahboob

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Direzione e responsabilità del progetto: Silvia Barrios

Collaborazione e contenuti: Amalia Ferrigno

Pagina web Progetto / archivio “Altar Mujeres SXXI #vidasenlucha”

Pagina archivio Facebook
https://www.facebook.com/altarmujeressxxi/?modal=admin_todo_tour

Per aderire alla proposta : silviabarriosarte@yahoo.com.ar

Invito MediaLab #comunidadCulturaSolidaria

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