Suraya Pakzad

«La rivoluzione vera è fatta da gente comune come noi»

Suraya Pakzad 

è un’attivista per i diritti delle donne afghane.  

Suraya Pakzad è un esempio di impegno civile per la libertà e la dignità delle donne afgane . 

Suraya combatte per la libertà delle sue connazionali, che una cultura retrograda di derivazione talebana vuole ancora subordinate all’uomo.

A soli 12 anni, durante gli anni della resistenza armata contro il governo sostenuto dai sovietici, vide uccidere la sua preside perché non indossava una sciarpa e da quel momento in Suraya si accese una luce: per salvarsi avrebbe dovuto conoscere.

Nonostante i mille pericoli, Suraya è riuscita a portare avanti i suoi studi conseguendo una laurea in Dari Literature e un master in Gestione pubblica e Leadership. La scelta di questo master è da ricondurre alla sua profonda convinzione che le donne siano capaci di poter avere voce nel processo decisionale. 

Suraya Pakzad ha iniziato dal 1998 a tenere lezioni clandestine nel suo appartamento, dedicando una stanza apposita per questa attività, in un contesto particolarmente difficile con i talebani al potere. 

Nel 1998 ha fondato Voice of Women, che ha iniziato insegnando alle ragazze a leggere, e fornì alle donne riparo, consulenza e formazione professionale.  L’organizzazione ha lavorato in segreto fino al 2001 a causa dei talebani. Infatti, in due occasioni, le ragazze a cui veniva insegnato a leggere dovettero bruciare i loro libri per paura di essere scoperte. 

Voice of Women è stata nominata ONG ufficiale nel 2001 e nel 2002 è stata ufficialmente registrata presso il governo dell’Afghanistan.  Ha anche contribuito allo sviluppo della costituzione afghana. 

Pakzad ha ricevuto nel 2008  dal Segretario di stato americano il Premio Internazionale delle Donne Coraggiose e la  «Malali medal» dal presidente dell’Afghanistan. Nel 2009 è stata nominata dal Time tra le 100 persone più influenti del mondo.

I suoi insegnamenti sono stati fondamentali affinché le donne imparassero a leggere e a scrivere, dando loro una cultura come mezzo di difesa da una mentalità autoritaria e maschilista. Infatti, espanse la sua attività a Kabul, creando ben altre dieci scuole segrete. Ciò, senza l’ausilio di amici e colleghi, a cui Suraya è profondamente grata, non sarebbe stato possibile.

Dall’altro lato non sono mancati i violenti arresti, che però non sono stati motivo di resa. Dal giorno in cui ha iniziato a impartire i suoi insegnamenti Suraya ne ha fatta di strada. Con l’associazione “Voice of Women Organization”, ha evidenziato  l’obiettivo principale di dare voce, accoglienza e consulenza indistintamente a tutte le donne, dalle ex detenute a quelle che hanno subito violenze o che sono riuscite a fuggire da matrimoni imposti in giovane età. Queste donne possono così puntare ad affermare la propria personalità e guadagnare fiducia in se stesse.

Questo impegno costante ha portato all’alfabetizzazione di più di 3mila donne, le quali hanno dato voce alle loro esigenze legate anche a un bisogno di riconoscimento dei loro diritti. Quindi, mediante l’aiuto di amici avvocati, Suraya ha creato uno spazio legale per far valere i diritti delle donne, sebbene questi siano ben pochi. Non a caso la stragrande maggioranza dei suicidi che avvengono in Afghanistan riguarda le donne.

Nel 2004 Suraya ha deciso di intensificare il suo operato in periferia, spostandosi dalla capitale un po’ più civilizzata, in aree più dimenticate come quella di Herat. Aveva un’organizzazione di questo tipo in ben 29 province Afghane, contando ben 234 dipendenti.

Suraya Pazdak era riuscita addirittura ad aprire un ristorante proprio a Herat, nell’Afghanistan occidentale, per sole donne, perché secondo lei: “la rivoluzione  vera è fatta da gente comune come noi e la libertà passa attraverso piccoli gesti come l’apertura di un ristorante per sole donne in Afghanistan”.

Il ristorante chiamato Scranton, come la città in Pennsylvania dove sono stati raccolti i 20.000 dollari che sono serviti per organizzarlo. Aprire un ristorante per sole donne in Afghanistan è un’impresa eroica e rivoluzionaria perché in quel Paese le donne non hanno diritto all’ istruzione e all’assistenza medica, non possono mangiare fuori casa e anche camminare per strada le mette in grave pericolo. 

Avete mai visto mangiare una donna musulmana osservante? Un piatto di spaghetti ne impiastra la faccia e il velo che le copre il viso. Comunque era fortunata perché in Afghanistan non le avrebbero permesso di mangiare in un locale pubblico.
Il ristorante aperto da Suraya è dunque un atto di grande coraggio che offriva alle donne un luogo protetto per riunirsi e socializzare.

Nel 2010 ha ricevuto una laurea honoris causa dalla University of Pennsylvania e una laurea honoris causa da Associate of Arts dal Burlington County College, oltre al Clinton Global Citizen Award .  Nel 2011 Newsweek l’ha nominata una delle 150 donne che scuotono il mondo.  Nel 2012 ha ricevuto il premio Female Leader of the Year dalla Austria Female Leadership Foundation in Germania.

L’85% delle donne afghane è senza istruzione. Il governo afghano e i donatori internazionali, non hanno mai fatto in modo di garantire ai bambini afgani un’istruzione. Solo circa la metà delle ragazze afghane va a scuola dai 12 ai 15 anni, i due terzi non vanno a scuola. Non sono poche le ragazze che non vanno più a scuola a causa dell’insicurezza e dei pericoli del mondo esterno, o perché le scuole nei luoghi in cui vivono non esistono. Indubbiamente nascere femmina in Afghanistan può essere definita una tragedia.

Gestiva cinque centri di accoglienza per vittime di abusi e maltrattamenti. Ma Suraya, continuamente oggetto di minacce di morte, non si arrende. Chi l’ha incontrata al “Giardino delle donne” ad Herat, centro realizzato con l’aiuto del Contingente militare italiano in Afghanistan, racconta con ammirazione della forza che ha dentro.

Donne coraggiose come Suraya Pazdak e Malala Yousafzai, con idee chiare e nette, “l’istruzione prima di tutto” (concetto base anche per Mazzini che già nel XIX secolo fondò la scuola per gli operai a Londra), sono cittadine del mondo e devono essere di esempio per lo sviluppo dei popoli e delle loro condizioni sociali.

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Direzione e responsabilità del progetto: Silvia Barrios

Collaborazione e contenuti: Elisabetta Brunetti Buraggi

Pagina web Progetto / archivio “Altar Mujeres SXXI #vidasenlucha”

Pagina archivio Facebook
https://www.facebook.com/altarmujeressxxi/?modal=admin_todo_tour

Per aderire alla proposta : silviabarriosarte@yahoo.com.ar

Invito MediaLab #comunidadCulturaSolidaria

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