Princess Inyang Okokon

«Lavoriamo per aiutare tutte le donne coinvolte nella prostituzione ad avere una buona vita senza essere costrette a vendere il proprio corpo»

Princess Inyang Okokon 

È una mediatrice culturale nata in Nigeria. È stata vittima di tratta. È la responsabile dell’unità di strada dell’associazione Piam onlus di Asti, che aiuta le donne a liberarsi dalla schiavitù sessuale. In Nigeria ha coordinato un progetto di cooperazione internazionale per la prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale tra le lavoratrici del sesso. 

Si occupa anche di individuare le donne vittime di tratta tra le rifugiate provenienti dalla Libia.

«Lavoriamo per aiutare tutte le donne coinvolte nella prostituzione ad avere una buona vita senza essere costrette a vendere il proprio corpo».

Princess Inyang Okokon, originaria dello Stato di Akwa Ibom, in Nigeria, è finita sulla strada a Torino nel 1999 e da 17 anni si occupa con il Piam di Asti di donne vittime di tratta.

«Uscirne si può, ma dobbiamo offrire alle ragazze un sostegno adeguato- assicura Princess -In strada offriamo assistenza sanitaria a tutte le donne che si prostituiscono, specialmente per prevenire l’Aids e le infezioni a trasmissione sessuale. Fornire assistenza sanitaria è il primo passo per instaurare un buon rapporto di fiducia con le donne coinvolte nella prostituzione e successivamente proporre loro l’opportunità di lasciare la strada».

Il giro d’affari

Se in Italia la prostituzione è legale, lo sfruttamento non lo è. Il business delle prostitute «fattura» ogni anno 90 milioni di euro. Ogni ragazza che finisce sul marciapiede (circa 18 mila in Italia per 9 milioni di clienti) rende al suo sfruttatore dai 5 ai 7 mila euro al mese.

Progetto salute

La televisione australiana SBS, nell’ambito di un programma sulla tratta delle ragazze nigeriane in Italia si è recata ad Asti per effettuare alcune riprese in ospedale nel reparto malattie infettive del Massaia e per fare delle domande alla dottoressa Degioanni che ha illustrato il lavoro con le vittime di tratta. La Tv australiana sta collaborando con il Piam di Asti e la Procura di Torino.

I dati

Nel 2017 il Piam ha accolto 11 donne, tutte nigeriane, di cui due minorenni, e effettuato più di 100 colloqui di counselling antitratta.

Princess Inyang Okokon is a Nigerian cultural mediator. She was trafficked from Nigeria to Italy.

Dopo essere stata donna fragile e immigrata oggi Princess è mediatrice culturale dell’associazione PIAM (Progetto Integrazione Accoglienza Migranti) con sede in Piemonte, nella provincia di Asti. L’abbiamo intervistata in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne quest’anno (2021) ricorre in un periodo in cui il dramma della violenza di genere diventa sempre più preoccupante. Si tratta di un fenomeno tristemente diffuso in tutto il mondo che, tuttavia, ha segnato un incremento negli ultimi mesi. In seguito allo scoppio della pandemia di Covid-19 e alle conseguenti misure restrittive, i casi di violenza domestica nei confronti delle donne sono aumentati in modo consistente durante i mesi del lockdown, con il risultato che una donna su tre ha subito violenza fisica o sessuale, spesso perpetrata da un partner. In questa occasione, affrontiamo il dramma delle tante donne migranti vittime di violenze e abusi sessuali durante il viaggio o prima, mentre sono detenute e torturate dai trafficanti. Molte diventano spesso vittime della tratta di esseri umani per fini sessuali poiché, una volta arrivate in modo irregolare nei Paesi di destinazione, sono costrette a prostituirsi, essendo vincolate da giuramenti e rituali di magia nera che rendono difficile opporsi alla condizione in cui si trovano. Per approfondire questo drammatico argomento abbiamo intervistato Princess Inyang Okokon, mediatrice culturale dell’associazione PIAM (Progetto Integrazione Accoglienza Migranti) con sede in Piemonte, nella provincia di Asti, che ha l’obiettivo di combattere la prostituzione e la tratta di donne nel territorio astigiano.

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Intervista: Princess Inyang Okokon

Le donne migranti sono spesso vittime di estrema violenza. Puoi fornirci una panoramica dei traumi che vivono e delle difficoltà a cui vanno incontro e che affrontano sia durante il viaggio che all’arrivo nei Paesi di destinazione?

Le donne migranti vittime della tratta di esseri umani affrontano molte avversità durante il loro viaggio verso l’Europa, come stupri, violenze psicologiche e pestaggi; soffrono la fame, poiché sono spesso lasciate senza cibo o acqua. Alcune di loro sono costrette a prostituirsi nelle connection houses, altre vengono detenute in prigioni dove le guardie abusano di loro, e rimangono incinte.

Raccontaci di più del tuo lavoro: che cosa è PIAM e che cosa fa? Quante donne sono state finora aiutate?

Piam Onlus (Progetto Integrazione Accoglienza Migranti) è un’associazione fondata nel 2000 per aiutare le donne abusate e vulnerabili a fuggire dai trafficanti ad Asti, in Piemonte. Piam offre accoglienza alle vittime di tratta di esseri umani, oltre a molti altri servizi, come per esempio corsi di lingua italiana per migliorare la comunicazione e l’integrazione; fornisce anche un servizio di accompagnamento in ospedale per visite mediche o per l’acquisto di medicine o per prescrizioni. Piam si occupa anche della formazione relativa alla maternità e alla pianificazione familiare, così come dell’assistenza legale – fornendo avvocati per combattere le cause in tribunale contro i trafficanti. Educhiamo le vittime a non diventare mai madame (sfruttatrici, ndr) e anche a confidarsi e raccontare le loro storie durante i colloqui con i mediatori culturali che si occupano delle vittime di traffico di esseri umani: questo permette identificazioni e valutazioni più semplici per ottenere il permesso di soggiorno. I mediatori culturali di Piam lavorano con la Commissione Territoriale per l’identificazione di vittime della tratta di esseri umani tra i rifugiati. Piam offre anche un servizio di formazione professionale per permettere alle vittime di avere opportunità lavorative e copre le spese dei salari per i primi 3-6 mesi dei loro stage di formazione. L’associazione assiste, inoltre, le donne nella ricerca di un lavoro al termine della formazione e supporta nelle spese per l’affitto quelle che completano i progetti, in modo che siano in condizione di iniziare una vita normale. Piam ha aiutato oltre 400 donne a fuggire dai loro trafficanti, anche se molte altre sono passate ad altre associazioni simili alla nostra.

Cosa ti ha spinto a cominciare a lavorare per questa causa?

Poiché io stessa sono stata vittima della tratta di esseri umani, ho vissuto terribili esperienze e ho affrontato le stesse difficoltà di queste donne, mi sento vicina alle vittime e credo fortemente che Dio possa usare me come tramite per assisterle. Ciò che mi ha spinto è l’ispirazione arrivata da Dio nel 1998: ho compreso che mi aveva mandato in Europa per aiutare le persone e liberarle dalla loro prigionia. Ero davvero sconvolta e arrabbiata contro i trafficanti, poiche’ ci usavano per fare soldi e vendevano le donne come merce. La mia rabbia mi spinge a combattere per il diritto di queste persone a riprendersi la loro dignità e l’orgoglio di essere donne. Credo anche che salvare una vittima apra la strada per la libertà delle altre.

Quali sono le principali sfide che affronti nel tuo lavoro?

Uno dei problemi principali sono le minacce dei trafficanti, che non riescono però a farmi cambiare idea. Spesso c’è carenza di rifugi in grado di accogliere le vittime quando scappano dai loro trafficanti, e mancanza di fondi per molti dei progetti rivolti a loro. Alcuni problemi sono causati dai ritardi nell’ottenimento del permesso di soggiorno di queste donne. Una volta finiti i progetti con Piam, il loro futuro potrebbe essere incerto a causa della mancanza di lavoro e alloggio. Molte di loro hanno difficoltà a trovare un lavoro e pagare un affitto, e questo ci fa temere che possano tornare sulla strada, o nei loro Paesi.”

Riferimenti bibliografici

http://www.vita.it/it/interview/2020/11/25/da-migrante-sono-stata-vittima-di-violenza-oggi-aiuto-le-donne-come-me/385/

Video 

https://www.raiplay.it/video/2017/03/Fuga-dalla-schiavit249–43c9d5b7-134c-48a9-bbcc-b18fd73931f1.html

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Direzione e responsabilità del progetto: Silvia Barrios

Collaborazione e contenuti: Fernanda Andrea Cabello

Pagina web Progetto / archivio “Altar Mujeres SXXI #vidasenlucha”

Pagina archivio Facebook
https://www.facebook.com/altarmujeressxxi/?modal=admin_todo_tour

Per aderire alla proposta : silviabarriosarte@yahoo.com.ar

Invito MediaLab #comunidadCulturaSolidaria

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