TERESA NOCE

Grazie al loro impegno nella lotta partigiana contro il nazifascismo, le donne italiane conquistarono il diritto al voto che esercitarono per la prima volta alle elezioni amministrative del 10 marzo 1946. 

Il 2 giugno 1946 l’Italia intera venne chiamata al voto in occasione del Referendum per scegliere tra Monarchia e Repubblica. Vinse la Repubblica con il 54,3% delle preferenze.

Il 25 giugno 1946 si riunì l’Assemblea Costituente e per la prima volta 21 donne entrarono a far parte di quel gruppo di eletti che potevano sedere ufficialmente nei banchi della politica. Le cosiddette Madri Costituenti erano rappresentanti dei diversi partiti che avevano combattuto il nazifascismo. Cinque tra queste entrarono nella Commissione dei 75, incaricata di scrivere la Carta Costituzionale: Maria Federici, Angela Gotelli, Tina Merlin, Teresa Noce e Nilde Jotti.

Teresa Noce – [1900 – 1980]
Comunista, antifascista, costituente, Segretaria generale Fiot, Presidente dell’Unione
internazionale sindacati tessili e dell’abbigliamento.
Nacque in una famiglia di modestissime condizioni economiche e venne allevata insieme con il
fratello, di qualche anno più grande, dalla madre, dopo che il padre li aveva abbandonati.
Teresa mostrò da subito intelligenza, caparbietà e desiderio di riscatto. Costretta dalle
circostanze a lasciare molto presto la scuola e a rinunciare al sogno di fare la maestra, proseguì
la sua istruzione da autodidatta, leggendo sempre, anche mentre svolgeva vari mestieri, tra cui
quello di sartina (a undici anni la troviamo al suo primo sciopero, per ottenere miglioramenti
salariali e di orario), di operaia in un biscottificio e, durante la Grande guerra, di tornitrice alla
Fiat Brevetti.

Teresa Noce (español)

Turín, 29 de julio de 1900 – Bolonia, 22 de enero de 1980) fue una partisana, sindicalista y política antifascista italiana, militante del Partido Comunista Italiano, que tuvo un papel destacado en las Brigadas Internacionales durante la Guerra Civil Española y en la Asamblea Constituyente que redactó la Constitución de la República Italiana.

Nacida en una familia obrera turinesa extremadamente pobre, Teresa Noce se vio obligada a dejar la escuela a corta edad para ganarse la vida, aunque se educó de forma autodidacta mientras desempeñaba varios oficios. A los 17 años trabajaba ya como tornera en un taller de la Fiat y a los 20 fundó el círculo juvenil socialista turinés de Porta Palazzo. En 1921 estuvo en el grupo fundador del Partido Comunista Italiano. En 1923, siendo redactora de La voce della gioventù, sufrió en Milán su primera detención.

En ese ambiente político conoció a Luigi Longo, entonces joven estudiante de ingeniería que desempeñaba ya cargos de responsabilidad política, con el que se casaría en 1926 y tendría tres hijos (uno de ellos muerto a muy corta edad), compartiendo décadas de lucha política.

En el mismo año de 1926, el matrimonio Longo-Noce hubo de exiliarse para huir de la persecución del régimen fascista, estableciéndose primero en Moscú y más tarde en París. Además de moverse continuamente entre ambas ciudades, Teresa realizó numerosos viajes clandestinos a Italia para desarrollar actividades de organización y propaganda antifascista. En la capital francesa, participó en la fundación de la revista mensual Noi Donne.

Al inicio de la Segunda Guerra Mundial Noce fue internada por las autoridades francesas en el campo de concentración de Rieucros, destinado a los republicanos españoles y exmiembros de las Brigadas Internacionales, considerados como «extranjeros indeseables». Sin embargo, por presiones de las autoridades soviéticas (todavía en buenos términos oficiales con la Alemania hitleriana), fue liberada y se le autorizó a volver a Moscú, donde residían sus hijos; pero este retorno se volvió imposible al estallar en 1941 las hostilidades entre Alemania y la Unión Soviética.

Noce hubo de permanecer en Marsella, donde dirigió, por cuenta del Partido Comunista Francés, la organización MOI (siglas correspondientes a «Mano de Obra Inmigrada) y participó activamente en la Resistencia, en el grupo Francs-tireurs et partisans. Durante una misión en París, a comienzos de 1943 fue detenida y encarcelada, con la fortuna de que los alemanes no llegaron a percatarse de la verdadera importancia de la presa que había caído en sus manos. Aun así, después de unos meses fue deportada a Alemania, primero al campo de concentración de Ravensbrück y luego al de Holleischen, satélite en territorio checo del campo de concentración de Flossenbürg. En Holleischen, Noce fue destinada a trabajos forzados en una fábrica de munición hasta la liberación del campo por las tropas soviéticas.

A su vuelta del exilio, Teresa Noce figuraba en 1946 entre las veintiuna mujeres elegidas para formar parte de la Asamblea Constituyente italiana y entre las cinco que formaron la llamada «Comisión de los 75», encargada de redactar y proponer el proyecto de Constitución que sería discutido y aprobado por el pleno de la Cámara. Noce fue la única entre los diputados comunistas que, desoyendo las instrucciones expresas de Togliatti -quien no deseaba suscitar el conflicto religioso en Italia-, votó en contra del artículo 7 de la Constitución, que consagraba expresamente la vigencia de los Pactos de Letrán, firmados entre la Santa Sede y el régimen fascista para regular las relaciones Iglesia-Estado en Italia.​


Dopo la morte della madre per malattia e quella del fratello in guerra, si ritrovò sola e fece
dell’impegno politico la sua ragione di vita. Si impegnò nel Partito socialista italiano, dando vita
nel 1919 con altri compagni al circolo giovanile socialista torinese, ma aderì sin dalla sua
fondazione, nel 1921, al Partito comunista d’Italia (PCd’I). Fu lì che conobbe Luigi Longo,
studente di ingegneria, destinato a diventare un dirigente politico di primo piano. Inizierà poco
dopo la loro storia d’amore. Quando si accorse di essere incinta però, Teresa dovette fare i conti
con la famiglia di lui, visto che all’epoca per sposarsi prima dei venticinque ani era necessario il
consenso dei genitori; quelli di Longo non erano affatto intenzionati a permettere al proprio figlio
di sposare una donna “brutta, povera e comunista”. Teresa e Luigi attesero così due anni,
mentre nel frattempo erano nati due bambini: Luigi Libero, che nacque nel 1923, mentre il padre
era imprigionato a San Vittore, dove peraltro egli stesso aveva rischiato di nascere, perché lì era
stata rinchiusa Teresa Noce, arrestata per la prima volta, e poi rilasciata per insufficienza di
prove, proprio pochi giorni prima del parto; e Pier Giuseppe che morirà di meningite poco dopo
la nascita.

Nel 1926, costretti all’illegalità dall’avanzata del fascismo, Teresa Noce e Luigi Longo
presero la via dell’esilio. Furono prima in Unione Sovietica, poi a Parigi e successivamente in
Svizzera. Da qui Teresa – che nel frattempo aveva avuto il terzo figlio, Giuseppe detto Putisc –
compì, con il nome di Estella, numerosi viaggi clandestini in Italia per svolgervi propaganda e
attività antifascista. Restava il problema del bambino.


Putisc, non aveva ancora sette anni. L’essere tornato a vivere con noi l’aveva maturato. Sapeva
che io lavoravo al giornale, e che suo padre si trovava in Spagna, dove c’era la guerra, ma altre
cose non le capiva. Per esempio, non capiva perché papà che era comunista e perciò contro la
guerra, faceva la guerra in Spagna. Tentai di spiegarglielo, dicendogli nello stesso tempo che
anch’io sarei dovuta andare a lavorare in Spagna. Non era facile e la stessa domanda che si
poneva Putisc se l’erano posta molti lavoratori italiani, francesi, e di altri paesi. Tuttavia fui
convincente perché alla fine Putisc concluse: “Va bene. Parti pure per la Spagna. Io mi cercherò
un’altra mamma”. Sapeva quanto me che qualcuno avrebbe dovuto prendersi cura di lui e,
mentre io mi guardavo attorno per cercare a chi affidarlo, lui aveva già trovato. Mi annunciò
tranquillamente che la sua nuova mamma sarebbe stata la compagna Olga Donini e il suo
nuovo fratello, Pirka, il figlioletto dei Donini che aveva giusto la sua età. I nuovi genitori erano
d’accordo: Pirka sentiva proprio il bisogno di un compagno e Putisc avrebbe completato la
famiglia. Organizzammo il trasferimento del bambino presso i Donini e io potei partire per la
Spagna con relativa tranquillità. (Rivoluzionaria professionale, pp. 187-188)
Nel 1936 insieme con il marito furono in Spagna tra i volontari accorsi in difesa della Repubblica
dopo lo scoppio della guerra civile: lì Teresa curò la redazione del giornale degli italiani
combattenti nelle Brigate internazionali, “Il volontario della libertà”. A guerra terminata, tornata a
Parigi, attese con una certa ansia il rientro del marito, temendo il peggio. In realtà Luigi Longo
tornerà sano e salvo: il ritardo era solo dovuto a una breve vacanza che si era concesso con la
sua segretaria spagnola.
Nel 1943 Teresa venne arrestata in Francia e internata nel campo di Rieucros; venne liberata
per intervento delle autorità sovietiche e autorizzata a ritornare a Mosca, dove vivevano i figli,

ma l’invasione tedesca dell’Unione Sovietica, nel giugno 1941 impedì questo ricongiungimento.
Rimase quindi in Francia, a Marsiglia, dove prese a lavorare per il Partito comunista francese e
partecipò alla Resistenza nel gruppo dei Francs-tireurs-et-partisans. Nuovamente arrestata nel
1943, dopo alcuni mesi di carcerazione, fu deportata in Germania, prima nel campo di
concentramento di Ravensbruck, poi a Holleischen in Cecoslovacchia, dove fu destinata al
lavoro forzato in una fabbrica di munizioni fino alla liberazione del campo da parte dell’esercito
sovietico.


Dopo la fine di questa lunga pagina di guerra e resistenza, tornata in Italia nel 1945, si ributta a
capofitto nell’attività politica: è nominata alla Consulta e nel 1946 è la prima degli eletti alla
Costituente della sua circoscrizione e una delle più votate del Pci a livello nazionale e farà parte
– per la sua indiscussa preparazione – della commissione dei 75, incaricata di stendere il testo
della carta costituzionale. Eletta in Parlamento, vi rimase per due legislature, durante le quali
presentò, nel 1948 la proposta di legge per la «Tutela fisica ed economica delle lavoratrici
madri» – che prevedeva i permessi di lavoro retribuiti a partire dall’accertamento della
gestazione in atto, il divieto di licenziamento delle donne incinte e dei lavori usuranti, e che
costituì la base della legislazione sul lavoro femminile fino alle leggi degli anni Settanta sulla
parità tra donne e uomini – e nel 1950, insieme con Maria Federici, la legge che prevedeva
eguale salario per eguale lavoro per donne e uomini.
Intanto, a cavallo tra il 1948 e il 1949, stanca delle avventure amorose del marito – che già
quando lei era stata rinchiusa nei lager tedeschi, aveva iniziato a convivere more uxorio con
un’altra loro antica compagna di battaglie, Caterina Picolato, e che aveva poi iniziato un’altra
relazione con l’ex partigiana Bruna Conti, da cui avrà anche un figlio – l
lasciò la casa romana e si trasferì a Milano, dove poteva occuparsi più da vicino della Fiot
(Federazione italiana operai tessili) di cui era segretaria, chiedendo la separazione
consensuale, anche per evitare pettegolezzi deleteri per il partito. Ma nel 1953 scoprì, da un
trafiletto comparso sul “Corriere della Sera” che “Luigi Longo e Teresa Noce avevano ottenuto a
San Marino l’annullamento del loro matrimonio”. Il divorzio allora in Italia non era possibile; per
questo chi poteva permetterselo chiedeva l’annullamento del matrimonio, se religioso, presso la
Sacra Rota, oppure all’estero e poi lo faceva trascrivere in Italia; ma ovviamente tutto questo
contrastava con i principi del partito, contrario a questi annullamenti borghesi e truffaldini e che
raccomandava a tutti i suoi iscritti comportamenti ispirati al massimo di severità e rigore. E
quindi, ingenuamente, Teresa Noce pensò che suo marito, per di più vicesegretario del partito,
non avrebbe certo potuto fare una cosa del genere, oltretutto senza nemmeno parlarne con lei e
inviò al giornale -dopo aver chiesto inutilmente che fosse il Partito a farlo – una smentita; salvo
poi scoprire che era tutto vero e che addirittura il marito aveva falsificato la sua firma.
E inizia proprio da lì, tristemente, la sua parabola discendente: il Pci non aveva gradito che
avesse reso pubblica, con la sua smentita, una vicenda privata; i compagni con cui aveva
condiviso anni di lotte avallavano il comportamento di Longo e fu lei, alla fine, ad essere messa
sotto accusa e ad essere espulsa dal comitato centrale, trauma che definì “grave e doloroso più
del carcere, più della deportazione”.
Non venne più ricandidata e qualche anno dopo abbandonò anche l’incarico alla Fiot,
allontanandosi gradualmente dalla vita pubblica. Nel 1974 pubblicò, presso la casa editrice La
Pietra, la sua autobiografia, Rivoluzionaria professionale – che fu poi ripubblicata nel 1977 da
Bompiani – dove racconta, insieme alla sua storia personale, la vicenda del partito comunista
italiano dalla sua fondazione. Morì a Bologna, all’età di 79 anni, il 22 gennaio 1980.

Riferimenti: / Referencias:

https://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/teresa-noce
http://www.biografiesindacali.it/home/n—biografie/noce-teresa

https://es.wikipedia.org/wiki/Teresa_Noce

Ficha biográfica en la página web de la Asociación Nacional de Partisanos de Itali

Esta obra contiene una traducción derivada de «Teresa Noce»

de la Wikipedia en italiano, publicada por sus editores bajo la Licencia de documentación libre de GNU y la Licencia Creative Commons Atribución-CompartirIgual 3.0 Unported.

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Collaborazione alla produzione della biografia: / Colaboración en la producción de biografía:

Paola Tagle, Fernanda Andrea Cabello y Silvia Barrios.

Página web Proyecto/archivo

“Altar Mujeres SXXI  #vidasenlucha”

Direzione e responsabile del progetto: / Dirección y responsable del proyecto: Silvia Barrios

Progetto: / Acciones del Proyectos:

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“Altar Mujeres SXXI  #vidasenlucha”  È un laboratorio/installazione transdisciplinare che si interseca con la prospettiva di genere e sintetizza il lavoro di una piattaforma dedicata alla ricerca e alla produzione della pratica artistica contemporanea. Un archivio globale di tutti i tempi e le culture.

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