ANGELINA MERLIN

Grazie al loro impegno nella lotta partigiana contro il nazifascismo, le donne italiane conquistarono il diritto al voto che esercitarono per la prima volta alle elezioni amministrative del 10 marzo 1946. 

Il 2 giugno 1946 l’Italia intera venne chiamata al voto in occasione del Referendum per scegliere tra Monarchia e Repubblica. Vinse la Repubblica con il 54,3% delle preferenze.

Il 25 giugno 1946 si riunì l’Assemblea Costituente e per la prima volta 21 donne entrarono a far parte di quel gruppo di eletti che potevano sedere ufficialmente nei banchi della politica. Le cosiddette Madri Costituenti erano rappresentanti dei diversi partiti che avevano combattuto il nazifascismo. Cinque tra queste entrarono nella Commissione dei 75, incaricata di scrivere la Carta Costituzionale: Maria Federici, Angela Gotelli, Tina Merlin, Teresa Noce e Nilde Jotti.

Lina Merlin
Pozzonovo (Padova) 1887 – Padova 1979
Angelina Merlin, più nota come Lina, nacque a Pozzonovo, in provincia di Padova, il 15 ottobre
1887, in una famiglia numerosa della borghesia progressista: il padre era segretario comunale a
Chioggia – dove Lina visse l’infanzia e la giovinezza – e la madre maestra. Anche lei seguì la
strada materna e a vent’anni iniziò a lavorare come maestra a Padova e, anche se ben presto
ottenne l’attestato che le avrebbe permesso di insegnare francese nelle scuole medie, scelse di
continuare a lavorare nelle elementari, fino al 1926 quando – essendosi rifiutata di prestare
giuramento al fascismo – fu estromessa dall’insegnamento.

La cultura e i valori trasmessi dalla famiglia e il suo alto senso della giustizia la portarono ad
iscriversi nel 1919 al Psi, anche perché lei, chiamata in famiglia “pacefondaia” per il suo
antimilitarismo, ne condivideva il rifiuto dell’intervento dell’Italia nella prima guerra mondiale
(nella quale peraltro avevano perso la vita due suoi fratelli) e iniziò a collaborare al periodico “La
difesa delle lavoratrici”, di cui in seguito assumerà la direzione, e al settimanale socialista
padovano “L’Eco dei lavoratori”.

Nello stesso periodo conobbe il medico e deputato socialista
Dante Gallani, con il quale sarebbe nata un’intesa di ideali e sentimenti siglata diversi anni dopo
con il matrimonio. Alle riunioni del partito si distinse da subito per il suo carattere battagliero,
tanto che nel 1924 le fu affidata la regia della campagna elettorale veneta: incarico delicato,
impegnativo e decisamente straordinario per un’epoca in cui le donne non avevano ancora
diritto di voto. Stilò in questa occasione un rapporto dettagliato e preciso delle violenze e
illegalità compiute dagli squadristi e lo consegnò al deputato Giacomo Matteotti, il quale lo
utilizzò per stendere il suo documentato atto di accusa al fascismo ormai al potere: fu proprio
dopo quel discorso in parlamento che Matteotti venne rapito e assassinato.
Nel 1926, già schedata dal casellario politico centrale, lasciò Padova e si trasferì a Milano, nel
vano intento di sfuggire alla repressione: arrestata, fu condannata dal tribunale speciale a
cinque anni di confino in Sardegna. Al suo ritorno, ritroverà Galliani vedovo e padre di due figli e
si sposerà con lui. Ma Galliani morì dopo appena quattro anni: a Lina rimase il conforto dei figli
di lui e di Franca Cuonzo, figlia di una sua cugina morta prematuramente e che lei aveva
adottato.

Lina Merlin (español)

Angelina «Lina» Merlin (15 de octubre de 1887 – 16 de agosto de 1979) fue una política italiana, reconocida por crear y promocionar la llamada «Ley Merlin», que abolió la prostitución regulada por el Estado en Italia. También fue activista y educadora y participó en el movimiento de resistencia italiano.

En marzo de 1926, al negarse a prestar juramento de lealtad al gobierno fascista italiano, fue destituida de su puesto como docente. En noviembre de ese año fue condenada a cinco años de prisión; su sentencia fue reducida y regresó a Padua en noviembre de 1929. Se mudó a Milán en 1930; para obtener su sustento, dio clases particulares de francés.​

En 1919 ingresó en el Partido Socialista Italiano. Merlín contribuyó al semanario socialista Eco dei lavoratori y a la revista La Difesa delle lavoratrici. Durante la Segunda Guerra Mundial, participó activamente en la resistencia contra los fascistas. Hizo parte de la fundación de los Gruppi di difesa della donna o grupos de defensa de la mujer. En 1944 ayudó a fundar la Unione donne italiane y fue su presidenta durante tres mandatos.​

En 1946 fue elegida miembro de la Asamblea Constituyente de Italia como miembro del Partido Socialista. Fue fundamental para garantizar la protección de los derechos de las mujeres y los niños en la nueva Constitución. En 1948 fue elegida para el Senado de la República Italiana y reelegida en 1953. Merlin se retiró del partido socialista en 1961 y no se presentó a la reelección después de que su mandato terminó en 1963.​

El proyecto de ley para abolir la regulación de la prostitución en Italia (Ley No. 75/1958) fue introducido en 1948 y, tras un largo y difícil proceso, fue finalmente aprobado a principios de 1958 y entró en vigor en septiembre de ese año. Merlin trabajó en el consejo municipal de Chioggia de 1951 a 1955.

Conoció a Dante Gallani en Milán; la pareja se casó en 1933, pero Gallani murió tres años después. Merlin murió en Padua en 1979 a los 91 años.​


Con l’8 settembre 1943 entrò nella Resistenza, prendendovi parte attiva e organizzando con
Ada Gobetti , Laura Conti, e altre antifasciste i “Gruppi di difesa della Donna” e, dopo la
Liberazione, entrò a far parte della direzione del suo partito che le affidò, durante il governo
regionale lombardo del Cln Alta Italia, la riorganizzazione delle scuole, nominandola
vicecommissaria all’istruzione. Nel 1946 fu una delle ventuno costituenti: a lei si deve
l’interpolazione della locuzione “di sesso” nell’articolo 3, tra i criteri di distinzione che non
possono determinare discriminazioni di trattamento, parametro fondamentale per impedire
disposizioni legislative dal carattere discriminatorio nei confronti delle donne. Nel 1948 fu eletta
al Senato, insieme con tre altre donne, mentre nel 1953, alla sua seconda legislatura, sempre al
Senato, fu invece l’unica donna (“Si diceva che il Senato avesse una donna sola, ma una di
troppo”, affermava); nel 1958, infine verrà eletta alla Camera, e qui farà parte della
Commissione antimafia. Nel frattempo, però si consumò la sua rottura con il Psi, dove la sua
intransigenza di militante appassionata e la sua inflessibilità con sé stessa e con gli altri le
avevano procurato ostilità e inimicizie, e da cui uscì nel 1961, entrando a far parte del gruppo
misto, dichiarando nel suo discorso di commiato di non poterne più di “fascisti rilegittimati,
analfabeti politici e servitorelli dello stalinismo”.


Nella sua attività parlamentare dedicò tutti i suoi sforzi al miglioramento della condizione
femminile e a portare in evidenza le problematiche del Polesine (miseria, emigrazione, malattie
endemiche), mostrando in tutte le sue battaglie tenacia, coerenza politica, serietà e la capacità
di saper ribattere in maniera efficace e tagliente alle battute, talvolta assai poco cavalleresche,
che le venivano spesso rivolte. Tra le proposte di legge presentate da lei possiamo ricordare
quella per l’abolizione del carcere preventivo o la procrastinazione dell’inizio della pena per le
madri, per l’eliminazione dell’indicazione di “figlio di NN” (Nomen Nescio) dai documenti
anagrafici, per l’introduzione del divieto di licenziamento per causa di matrimonio. Ma indubbiamente la sua fama è legata alla legge 75 del 20 febbraio 1958, con la quale veniva
abolita la regolamentazione statale della prostituzione e si disponevano sanzioni nei confronti
dello sfruttamento e del favoreggiamento della prostituzione: legge che ebbe un lungo iter
parlamentare, durato addirittura dieci anni, durante il quale emersero arretratezze culturali,
ipocrisie e falsi moralismi e che venne discussa in aula quasi sempre in seduta segreta, perché
si riteneva più opportuno e dignitoso evitare una discussione alla presenza della stampa e del
pubblico.

Lina Merlin fu anche consigliere comunale di Chioggia dal 1951 al 1955 e profuse sempre
grande impegno in favore delle popolazioni di quel territorio, sostenendo la necessità di una sua
bonifica integrale: la troviamo nel 1951, a sessantaquattro anni, tra le valli inondate dal fango,
“piccola donna infilata in stivaloni di gomma fra gli uomini del soccorso” a portare aiuto, così
come fece nelle successive inondazioni, non facendo mancare critiche e rimproveri al governo e
ai responsabili dei soccorsi, perché mancavano ruspe, camion e sacchi di sabbia e non c’erano
rendiconti su come fossero impiegati i soldi stanziati.
A settantasette anni, nonostante le esortazioni dei suoi sostenitori che avrebbero voluto
rivederla candidata anche nelle elezioni del 1963 come indipendente, decise di ritirarsi dalla
politica e, su sollecitazione della figlia adottiva, si dedicò a scrivere la sua autobiografia,
ripercorrendo un’esistenza di impegno sociale e di battaglie per la libertà. Essa fu però
pubblicata solo nel 1989, dieci anni dopo la sua scomparsa, per iniziativa di Elena Marinucci,
anche lei senatrice socialista, che curò anche la pubblicazione dei suoi discorsi parlamentari.

Riferimenti: / Referencias:

Lina Merlin, La mia vita, a cura di Elena Marinucci, Giunti, Firenze 1989

Giuseppe Sircana, Merlin  Angelina in  Dizionario biografico degli Italiani, Istituto della enciclopedia italiana, Roma,  Volume 73, 2009

Patrizia Gabrielli, Angela Merlin, detta Lina: la dinamica paziente in Patrizia Gabrielli, Il primo voto. Elettrici ed elette, Castelvecchi, Roma 2016.

Claudia Galimberti, Un cuore pensante. Lina Merlin in Aa.Vv., Donne della Repubblica, il Mulino, Bologna 2016

Lina Merlin

https://es.wikipedia.org/wiki/Lina_Merlin

https://en.wikipedia.org/wiki/Lina_Merlin

Collegamento virtuale: / Enlace virtual:

Collaborazione alla produzione della biografia: / Colaboración en la producción de biografía:

Paola Tagle y Fernanda Andrea Cabello y Silvia Barrios.

Página web Proyecto/archivo

“Altar Mujeres SXXI  #vidasenlucha”

Direzione e responsabile del progetto: / Dirección y responsable del proyecto: Silvia Barrios

Progetto: / Proyectos:

https://linktr.ee/AltarMujeresS.XXI

“Altar Mujeres SXXI  #vidasenlucha”  È un laboratorio/installazione transdisciplinare che si interseca con la prospettiva di genere e sintetizza il lavoro di una piattaforma dedicata alla ricerca e alla produzione della pratica artistica contemporanea. Un archivio globale di tutti i tempi e le culture.

“Altar Mujeres SXXI  #vidasenlucha” es  un laboratorio/instalación transdisciplinario en cruce con la perspectiva de género, que sintetiza el trabajo de una plataforma dedicada a la investigación y producción de obra. Un archivo global de todos los tiempos y culturas.

Anuncio publicitario

Deja una respuesta

Introduce tus datos o haz clic en un icono para iniciar sesión:

Logo de WordPress.com

Estás comentando usando tu cuenta de WordPress.com. Salir /  Cambiar )

Imagen de Twitter

Estás comentando usando tu cuenta de Twitter. Salir /  Cambiar )

Foto de Facebook

Estás comentando usando tu cuenta de Facebook. Salir /  Cambiar )

Conectando a %s