Lanciano. «La nostra rivolta per un pezzo di pane»

La rivolta delle tabacchine di Lanciano

“Pazze” e anche “puttane” vennero chiamate allora le donne che nel maggio ’68 scesero in piazza e poi occuparono la fabbrica di viale Cappuccini. Allora l’Azienda tabacchi comunicò che l’anno successivo una buona fetta delle dipendenti sarebbe stata tagliata. A causa della modernizzazione dei sistemi di lavorazioni del tabacco, lo stabilimento poteva fare a meno di 400 operaie.

Così il 29 maggio viene proclamato lo sciopero generale. A sostegno delle tabacchine scesero in piazza in diecimila tra studenti, operai di altre aziende, professionisti e insegnanti.

La manifestazione, alla quale parteciparono diecimila persone, degenerò in scontri con la polizia che ebbero grande eco anche su alcuni giornali nazionali. Le scuole restarono chiuse. Dopo i comizi, le lavoratrici dell’ATI occuparono la fabbrica per ben 40 giorni, durante i quali le tabacchine lasciarono a casa le famiglie, spesso con i mariti che le reclamavano da dietro i cancelli.

Parlare oggi di quelle donne significa riscoprirne la memoria ma anche il senso di quello che fu il loro gesto, troppo spesso spogliato, e con troppa facilità, di ogni connotazione politica.

Alle tabacchine si è fino a oggi negato il merito di aver dato vita a una coscienza collettiva, forse perché considerate ultime nella scala sociale. Di certo è innegabile che con la loro azione le donne del tabacchificio abbiano condiviso lo spirito nuovo che si respirava in quegli anni. Figli e mariti nulla hanno potuto per farle desistere da un’azione finalizzata a difendere con dignità un loro lavoro umile e mal pagato.

Lanciano. «La nostra rivolta per un pezzo di pane» 

Le ex tabacchine raccontano l’occupazione «Durò 40 giorni, guadagnavamo 55 lire» 

Una rivolta tutta al femminile, dove non c’era niente di “rosa” perché quelle donne lasciarono figli, mariti e genitori in casa per dormire a terra, respirare l’odore acre del tabacco anche di notte e sognare di mantenere il posto di lavoro, sì pesante, ma necessario per sopravvivere. Era maggio del 1968, il ‘68 delle tabacchine. Le protagoniste di quel periodo sono oggi ottantenni. Noi abbiamo raccolto le testimonianze. 

Loro ci hanno mostrato il meglio di se stesse: sì, donne d’altri tempi. «Avevo 15 anni quando sono entrata in fabbrica», racconta Ilde Bucci, classe 1926 di Castel Frentano. Era addetta al trasporto delle balle di tabacco nei vari reparti. Il suo stipendio, nel 1941, anno d’assunzione, era di 54-55 lire al mese, quasi quanto un insegnante. 

«Il lavoro era pesante», riprende, «e si vedeva dalla polvere di quattro dita che portavo sempre sulle spalle». Durante i 40 giorni di sciopero, la tabacchina mangiò e dormì in fabbrica. Lo hanno fatto anche Gina Mammarella, oggi 79enne e Maria Colanero, classe 1930, tutte e due di Castel Frentano. Quest’ultima ha lavorato 35 anni all’Ati, poi si licenziò per la famiglia. «Dormii in terra più notti», precisa, «qualche volta tornavo a casa per i bambini». Era addetta all’imballaggio delle foglie. Balle di 20 chili che venivano legate e messe nelle stive: «Prima c’erano le presse, poi installarono le macchine». 

«Di quei giorni di protesta ricordo la paura», è il racconto di Teresa Magnarini, 20 anni in fabbrica, trenta quando ci fu lo sciopero. «Fu una rivolta nata per la pagnotta in un paese che moriva di fame», sottolinea Nino Giuseppe Russo, ragioniere ottantenne di Lanciano, all’Ati dal 1945 al 1984. Donne da sposare erano le tabacchine, un buon partito per gli uomini della zona, costretti a richiamarle poi ai cancelli dell’azienda e implorarle di tornare a casa nei giorni dello sciopero. «Una roba pietosa», ricorda il ragioniere, «c’erano donne con bambini piccoli che dormivano sulle balle di tabacco». «Dietro la fabbrica», continua, «c’era un locale in cui le donne allattavano e poi lasciavano i figli sotto i ballatoi». «Sì, è vero», racconta la signora Ilde, «si allattava alle 10 e alle 12, poi si usciva, prima alle 16,30, poi alle 17». All’inizio si lavorava nove ore al giorno, poi otto e infine sette, per venire incontro alle donne madri. Dalle 7,30 del mattino, più di mille operaie prendevano servizio e uscivano dalla fabbrica al tramonto. «Eppure durante lo sciopero», conclude Russo, «l’azienda fu molto vicina alle operaie. Il direttore Antonio Rocca, ad esempio, tecnico di prim’ordine, con un carattere un po’ duro, aiutò molte famiglie in difficoltà». 

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Riferimenti bibliografici

Le foto, dall’archivio storico “Donatella Turtura” della Flai (Federazione Lavoratori Agroindustria) Cgil nazionale,

ritraggono lavoratrici del tabacco.

La storia delle tabacchine di Lanciano. La raccolta delle testimonianze è stata curata da Antonio D’Orazio e Vittorio Morelli, per la pubblicazione Le Tabacchine – Collana “La storia siamo noi”.

 AA.VV. Le Tabacchine – Collana “La storia siamo noi” – a cura di Antonio D’Orazio e Vittorio Morelli

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Direzione e responsabilità del progetto: Silvia Barrios

Collaborazione e contenuti: Flai (Federazione Lavoratori Agroindustria) Cgil

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Per aderire alla proposta : silviabarriosarte@yahoo.com.ar

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