Ridhima Pandey

Ridhima Pandey

Il suo nome è Ridhima Pandey. Ha solo 12 anni e un passato da attivista ambientalista. Può sembrare una leggenda metropolitana, invece questa ragazzina -già a nove anni- era impegnata nella difesa del clima.

I leader globali si riempiono la bocca di tante parole “appropriate”, tipo salvaguardia o green economy, ma in sostanza il loro atteggiamento nei confronti della terra non è cambiato, nemmeno dopo gli infiniti ultimatum.

E Ridhima ha fatto pesare quest’imbroglio mediatico. 

Inizia tutto con la presa di coscienza. Una bambina di cinque anni se ne sta in soggiorno davanti alla televisione. Nello schermo si rincorrono le immagini della devastazione dello stato di Uttarakand, dove abita, e ne resta colpita. Voleva vedere i cartoni animati e invece la vista di una corrente d’acqua, trasformatasi in mostro, la fa desistere. I suoi grandi occhi scuri, custoditi dietro un paio di occhiali, si allargano preoccupati. Sembrava un film ma sapeva benissimo che non lo era. Era, piuttosto, il diluvio di Kedarnath. Siamo nel 2013.

La curiosità le fece domandare “cosa significa cambiamento climatico?”. L’aveva sentito ripetere più volte dal cronista, e sembrava una cosa seria. 

Sua madre allora prese un foglio di carta e ci disegnò su il globo spiegandole come e perché il surriscaldamento stesse deviando e uccidendo il naturale corso della vita.

Sia sua madre che suo padre sono entrambi ambientalisti al servizio delle agenzie regionali che tutelano le foreste e la fauna selvatica, non hanno problemi ad andare nel dettaglio, preferiscono che la figlia sappia a cosa lei, e tutti i giovani, stanno andando incontro.

Il “come” è avvenuto tutto questo sconvolse Redhima, perché scoprì che gli uomini erano in grado di comportarsi in maniera del tutto irresponsabile e che dalle loro azioni poteva scaturire quel tipo d’inferno. L’abominio a cui aveva assistito non era solo un’inondazione ma la distruzione di un habitat. Morirono circa mille persone e centomila vennero evacuate. Intere famiglie quel giorno persero tutto.  

Il pensiero ingenuo di Ridhima andò proprio ai bambini come lei. Non riuscì a togliersi dalla testa la sofferenza. Si domandò come avrebbero potuto sopravvivere alla morte dei genitori, cosa avevano fatto di male per meritarsi quel castigo. Come avrebbe potuto aiutarli?

Questo primo episodio le fece affiorare domande, domande, tantissime domande. 

Qualche tempo dopo apprese perfino che la costituzione indiana prevedeva un diritto sacrosanto, quello all’aria pulita per tutti i bambini.

E le domande iniziarono a diventare risposte. Chi poteva volere che un diritto non venisse rispettato? Chi c’era dietro l’inadempienza?

Comprese che -in primo luogo- i gesti di ognuno si ripercuotono sulle vite di tutti: ne dedusse che le masse erano corresponsabili dei cambiamenti climatici. Ma di più, si rese conto che chi governava non aveva saputo gestire, tutelare e indirizzare le masse a un consumo responsabile dell’energia prodotta dalla Terra.

Questi concetti per una bambina sono decisamente grandi. Troppo. Eppure la maturità con cui li affrontò fece chiaramente presagire che era una ragazzina destinata a far parlare di sé. A combattere. 

Prese coscienza di tanti eventi. Primo fra tutti la situazione in cui versa da anni il Gange. Questo fiume è tra i più inquinati al mondo. La casa di Redhima non è tanto distante, si trova nella città di Haridwar, e da quelle parti il “Ganga” è un’istituzione. La stessa città viene detta “Terra di Dio”

Ed è esattamente questo fatto che non torna nella mente di Redhima: perché un luogo considerato sacro deve essere maltrattato dagli stessi che lo considerano sacro?

La spazzatura galleggia nel Gange, le sponde sono foderate di plastica eppure per gli induisti solo il fiume può assolvere dai peccati e concedere la salvezza dell’animo umano. 

Le persone fanno abluzioni nel Gange, ci sono delle strutture chiamate Ghats, che permettono di scendere fino alle rive per mezzo di ripide scalinate. Una volta lì, si rende omaggio agli antenati, ci sono dei veri e propri riti che si perpetuano con le mani. Sembra tutto molto bello. E secondo gli induisti senza Gange non si può avere una vita completa, tant’è che le famiglie hanno in casa un flaconcino di acqua del fiume a rassicurarli.

Ridhima sa di tutto questo, ma vede anche l’immondizia che tracima dagli argini e quindi sente che c’è una incoerenza di fondo. Non può chiudere gli occhi e fare finta di non averla vista.

Succede dunque che a 11 anni si presenta davanti al National Green Tribunal che si occupa principalmente di Ambiente. Questo passo decisivo matura in seno a una mancanza di risposte da parte del Governo. Li accusa, senza tanti giri di parole, di negazione del problema. Non stanno riducendo le emissioni di carbonio, anzi, precisa che l’India è il terzo produttore al mondo; non si stanno attenendo agli Accordi di Parigi che prevedevano l’attuazione di una serie di azioni, mirate a ridurre il surriscaldamento climatico; insomma non stanno facendo il bene del popolo.

Quindi davanti all’ NGT chiede che il Governo faccia un passo indietro rispetto ai combustibili fossili, abbia più riguardo per le foreste, le mangrovie, sia risolutivo con un rimboschimento massiccio e sostenga l’agricoltura. Grida una lotta agli incendi mal gestita.

Questo suo deciso e quanto mai serissimo intervento viene respinto. Si limitarono a risponderle che il Governo era a norma con le valutazioni sull’impatto ambientale e quindi le sue accuse non avevano scopo di esistere.

Ridhima Pandey non si è scoraggiata. Sta proseguendo la sua battaglia: ha fatto ricorso alla Corte Suprema ribadendo che l’emergenza climatica non è un fatto poco importante, che ne va della salute e della vita di tutti.

Forte del suo sentimento ha deciso, intanto, di rivolgersi ai futuri corresponsabili dei cambiamenti climatici: ai suoi compagni di scuola, ai ragazzi di altre scuole, diffondendo ovunque un punto di vista critico.

Innanzi tutto la plastica. Si sta battendo molto contro l’utilizzo di questo materiale. E, visto che il Governo non emana una legge che ne riduca la produzione, si rivolge a chi lo acquista.

“Se noi consumatori smettiamo di usare la plastica, le aziende smetteranno di produrla»

Molto semplice.  E in fondo lo è semplice. Gli occhi di una bambina ce lo ricordano soltanto.

Il suo ruolo è diventato fondamentale perché lei parla ai suoi coetanei, che sono i prossimi consumer, puntando a ottenere da loro una presa di coscienza reale. Non vuole solo like, ma che si facciano dei piccoli gesti. Basta avere attenzione per la carta. Spesso in classe c’è un triste spreco di questo prodotto e, considerando la notevole mole di risorse che si strappano alla Terra per realizzarlo, è giusto che i ragazzi lo trattino con più parsimonia. Che lo riciclino.

Anche lo spreco alimentare è uno dei temi che tratta, così quello dell’elettricità. Consiglia la bicicletta per spostarsi, o i mezzi pubblici, e di fare letture sui cambiamenti climatici per sapere come questi influenzeranno le nostre singole vite.

Inoltre porta spesso l’attenzione sulla siccità che, per l’India Occidentale, è un tema di grande interesse. Racconta di quei bambini che hanno smesso di andare a scuola perché le famiglie avevano bisogno di qualcuno che trasportasse acqua. Si vedevano spesso scene di bambini che in treno andavano avanti e indietro carichi di secchi.

E nel parlarne alle scolaresche, a coloro -dunque- che a scuola possono andarci, muove l’idea che chi ha, dovrebbe sostenere chi non ha e non può.  Avanza la sua lotta contro la discriminazione sociale dicendo ai più privilegiati di donare un po’ della loro agiatezza ai bambini meno fortunati.

Una piccola Messia. Un cuore grande Ridhima Pandey. Che commuove col suo viso timido e la voce grintosa.

Una bambina che punta il dito senza tremare:

“I governi e i politici non si preoccupano affatto dell’ecologia. Ci prendono in giro e ci imbrogliano. Hanno fame di potere e nessuno si preoccupa delle generazioni future”

Una bambina che cita la costituzione indiana quando la prendono in giro, affermando con convinzione che “è dovere di ogni cittadino indiano proteggere e migliorare l’ambiente naturale, comprese foreste, laghi, fiumi e fauna selvatica, e avere compassione per le creature viventi».

Lei non sta facendo altro che seguire la costituzione. Anche qui, è molto semplice ma diretta.

Con questo suo credo è volata a New York, davanti al Comitato delle Nazioni Unite, per portare, insieme ad altri quindici bambini di tutto il mondo -Greta Thunberg compresa-  una denuncia contro i potenti della Terra, accusati di non avere ancora attuato il cambio di passo gridato in tutti i “Fridays For Future”

Nel dettaglio hanno criticato aspramente Germania, Brasile, Francia, Argentina e Turchia perché incapaci di tutelare i giovani di fronte al problema climatico.

Ridhima l’anno scorso è stata inserita nella lista della BBC come una delle 100 donne ispiratrici del cambiamento e tra le più influenti al mondo.

Un riconoscimento internazionale che la incoraggia a proseguire le sue battaglie. Intanto studia, aspetta che la Corte Suprema si esprima, porta avanti i suoi impegni nelle scuole, partecipa attivamente ai grandi temi del mondo e sta aprendo una sua ONG per unire i bambini a Madre Natura.

Di recente è stata insignita proprio da una ONG, la Earth Day Network, del premio “Rising Star”, stella nascente.

Lei ovviamente è grata dell’attenzione ma il suo scopo non è ricevere premi, bensì salvare la sua generazione, i poveri soprattutto, dalla prospettiva peggiore: l’estinzione.

Una piccola donna che sta insegnando ai grandi cosa vuol dire amare la Terra.

Her name is Ridhima Pandey. She is only 12 years old and has a past as an environmental activist. It may seems like an urban legend, but this girl – already nine years old – was engaged in climate protection.

Global leaders fill their mouths with so many «appropriate» words, such as safeguarding or green economy, but in essence their attitude towards the earth has not changed, even after the endless ultimatums.

And Ridhima made this media scam weigh.

It all starts with awareness. A five-years-old girl stands in the living room in front of the television. On the screen, images of the devastation of the state of Uttarakand, where she lives, chase each other, and she is struck by it. She wanted to see cartoons and instead the sight of a stream of water turned into a monster makes her give up. Her big dark eyes, kept behind a pair of glasses, widen in concern. It looked like a movie but he knew perfectly well it wasn’t. Rather, it was the flood of Kedarnath. We are in 2013.

Curiosity made her ask «what does climate change mean?». She had heard it repeated several times by the reporter, and it seemed serious.

Her mother then took a sheet of paper and drew the globe on it explaining how and why overheating was diverting and killing the natural course of life.

Both her mother and father are both environmentalists in the service of regional agencies that protect forests and wildlife, they have no problem going into detail, they prefer that their daughter knows what she and all the young people are going through.

The «how» all this happened shocked Redhima, because he discovered that men were able to behave in a completely irresponsible way and that their actions could lead to that kind of hell. The abomination he had witnessed was not just a flood but the destruction of a habitat. About a thousand people died and a hundred thousand were evacuated. Entire families lost everything that day.

Ridhima’s naive thought went to children like her. She couldn’t get the pain out of his head. She wondered how they could have survived the deaths of their parents, what they had done wrong to deserve that punishment. How could she help them?

This first episode brought out questions, questions, lots of questions.

Some time later he even learned that the Indian constitution provided for a sacrosanct right, that of clean air for all children.

And the questions began to become answers. Who could want a right not to be respected? Who was behind the default?

She understood that – in the first place – everyone’s gestures affect everyone’s lives: he deduced that the masses were co-responsible for climate change. But moreover, he realized that those who governed had not been able to manage, protect and direct the masses to responsible consumption of the energy produced by the Earth.

These concepts for a little girl are definitely great. Too much. Yet the maturity with which she faced them clearly portended that she was a girl destined to be talked about. To fight.

She became aware of many events. First of all, the situation in which the Ganges has been facing for years. This river is among the most polluted in the world. Redhima’s house is not far away, it is located in the city of Haridwar, and in those parts the «Ganga» is an institution. The city itself is called the «Land of God».

And it is exactly this fact that does not come back to Redhima’s mind: why should a place considered sacred be mistreated by those who consider it sacred?

The garbage is placed in the Ganges, the banks are lined with plastic and yet for Hindus only the river can absolve sins and grant the salvation of the human soul.

People do ablutions in the Ganges, there are structures called Ghats, which allow you to go down to the banks by means of steep stairways. Once there, homage is paid to the ancestors, there are real rites that are perpetuated with the hands. It all looks very nice. And according to Hindus without the Ganges one cannot have a complete life, so much so that families have a bottle of river water at home to reassure them.

Ridhima knows about all this but also sees the garbage that overflows from the banks and therefore feels that there is a fundamental inconsistency. She can’t close his eyes and pretend he didn’t see her.

It therefore happens that at the age of 11 she appears before the National Green Tribunal which mainly deals with the Environment. This decisive step is due to a lack of response from the government. Bluntly, she accuses them of self-denial to the problem. They are not reducing carbon emissions, on the contrary, she points out that India is the third largest producer in the world; they are not complying with the Paris Agreements which provided for the implementation of a series of actions aimed at reducing global warming; in short, they are not doing the good of the people.

So before the NGT, she asks that the government take a step back from fossil fuels, have more regard for forests, mangroves, be decisive with massive reforestation and support agriculture. Shout out a badly managed fire fight.

This decisive and very serious intervention was rejected, they merely replied that the government was in compliance with the environmental impact assessments and therefore her accusations were not meant to exist.

Ridhima Pandey was not discouraged. Her battle is continuing: she appealed to the Supreme Court reiterating that the climate emergency is not an unimportant fact, which affects everyone’s health and life.

Strong of his sentiment, she decided, in the meantime, to turn to future co-responsible for climate change: to her schoolmates, to children from other schools, spreading a critical point of view everywhere.

First of all, plastic. There is a lot of fighting against the use of this material. And, given that the government does not issue a law that bury its production, it is aimed at those who buy it.

«If we consumers stop using plastic, companies will stop producing it»

Very simple. And basically it is simple. A little girl’s eyes only remind us of that.

Her role has become fundamental because she talks to her peers, who are the next consumers, aiming to obtain real awareness from them. She doesn’t just want likes but small gestures. Just be careful of the card. Often in the classroom there is a sad waste of this product and, considering the considerable amount of resources that are taken from the Earth to make it, it is right that the children treat it more sparingly. Let them recycle it.

Food waste is also one of the issues it deals with, as is that of electricity. She recommends cycling to get around, or public transport, and reading about climate change to learn how it will affect our individual lives.

It also often draws attention to drought, which is a topic of great interest for Western India. He tells of those children who stopped going to school because their families needed someone to carry water. You could see scenes of children going back and forth loaded with buckets on the train.

And in talking about it to school groups, to those who can go to school and study, she suggests that those who have, should support those who do not have and cannot. Bringing one’s privileges to the service of less fortunate children.

A little Messiah. A big heart Ridhima Pandey. Which moves with her shy face and gritty voice.

A little girl pointing her finger without shaking:

“Governments and politicians don’t care about ecology at all. They make fun of us and cheat us. They are hungry for power and nobody cares about future generations «

A little girl who cites the Indian constitution when they make fun of her by asserting that «it is the duty of every Indian citizen to protect and improve the natural environment, including forests, lakes, rivers and wildlife, and to have compassion for living creatures».

You are just following the constitution. Again, it’s very simple but straightforward.

With this belief, she flew to New York, in front of the United Nations Committee, to bring, together with fifteen other children from all over the world -Greta Thunberg included- a complaint against the powerful of the Earth, accused of not having implemented the change yet. of step shouted in all the «Fridays For Future».

In detail, they harshly criticized Germany, Brazil, France, Argentina and Turkey for being unable to protect young people in the face of the climate problem.

Ridhima was listed on the BBC last year as one of the 100 inspiring women of change and one of the most influential in the world.

An international recognition that encourages her to continue her battles. Meanwhile, he is studying, waiting for the Supreme Court to express itself, carrying out its commitments in schools, actively participating in the great issues of the world and is opening its own NGO to unite children more with Mother Nature.

She was recently awarded the Rising Star award by an NGO, the Earth Day Network.

She is obviously grateful for the attention but her aim is not to receive rewards but to save her generation, especially the poor, from the worst prospect: extinction.

A little woman can teach grown-ups what it means to love the Earth.

Riferimenti bibliografici

https://translate.google.com/translate?hl=it&sl=en&u=https://en.wikipedia.org/wiki/Ridhima_Pandey&prev=search&pto=aue

https://www.resurgence.org/magazine/article5531-challenging-power-in-india.html

https://www.firstpost.com/world/ridhima-pandey-among-four-indians-in-bbcs-100-inspiring-influential-women-list-for-2020-9058101.html

https://www.forbesindia.com/article/vision-2020/we-have-only-one-decade-to-save-the-planet-12yrold-activist/57159/1

https://www.seattletimes.com/nation-world/nation/climate-activist-why-tout-development-if-theres-no-future/

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Direzione e responsabilità del progetto: Silvia Barrios

Collaborazione e contenuti: Manuela Gizzi

Pagina web Progetto / archivio “Altar Mujeres SXXI #vidasenlucha”

Pagina archivio Facebook
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Per aderire alla proposta : silviabarriosarte@yahoo.com.ar

Invito MediaLab #comunidadCulturaSolidaria

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