Annalisa Corrado

“Per affrontare e vincere davvero le grandi sfide dei nostri giorni, abbiamo bisogno di iniziare dai piccoli gesti. Perché ognuno di noi può fare la differenza.”

Annalisa Corrado

Co-portavoce nazionale di Green Italia, tra i primi firmatari del «Patto repubblicano» nel dicembre 2014, membro del comitato scientifico di Possibile.

Giunge all’impegno in politica affiancandolo a quello professionale, da subito indirizzato verso la sostenibilità ambientale. Ingegnere meccanico, ha conseguito nel 2005 un Dottorato di Ricerca in Energetica presso l’Università “La Sapienza” di Roma.

Attualmente è responsabile tecnico della società ESCO AzzeroCO2 dove si occupa principalmente di strategie per la riduzione delle emissioni in atmosfera legate ai cambiamenti climatici, attraverso la promozione di impianti alimentati da fonti rinnovabili, di efficienza energetica, di gestione virtuosa tanto di prodotti e servizi, quanto di rifiuti e sotto-prodotti; collabora inoltre con Kyoto Club, in particolare come coordinatrice del gruppo di lavoro per la multietichetta ambientale.

In passato ha lavorato presso il ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, come consulente per la redazione e attuazione di strumenti di promozione delle fonti rinnovabili e presso la società Ecobilancio e l’istituto di ricerche Ambiente Italia, come analista LCA (Life Cicle Assessment, per la valutazione del ciclo di vita di prodotti servizi).

Le ragazze salveranno il mondo

il libro di Annalisa Corrado

Non è un caso che siano le donne a scandire, con la loro determinazione, la grande lotta del movimento ecologista e a offrire un punto di vista diverso, che forza le gabbie concettuali in cui ci siamo mossi per troppo tempo. Malgrado il potere crescente degli spacciatori di egoismo, malgrado i negazionisti, ancorati a un passato che ha già saccheggiato presente e futuro, sembra che stia scorrendo sotto traccia, inarrestabile, un’energia nuova: una consapevolezza verticale, finalmente, che mette nelle mani di ciascuno la responsabilità di riprendere le redini del mondo, “prima del diluvio”.

cover Le ragazze salveranno il mondo

Il libro di Annalisa Corrado parla della fiaccola che brilla nelle mani di Greta e di alcune delle donne che l’hanno tenuta accesa fino ad ora, impedendo a forze apparentemente invincibili di spegnerla. Si parte da Rachel Carson, la donna che sconfisse le multinazionali del DDT, passando per la premio Nobel Wangari Maathai, l’instancabile attivismo di Jane Fonda, fino alla mobilitazione generata da Alexandria Ocasio-Cortez e Greta Thunberg, in un’alleanza intergenerazionale tra donne che non smettono di combattere per difendere il pianeta. 

Il trito e ritrito balletto fossile del Governo

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di Annalisa Corrado –

C’era una volta un re,

seduto sul sofà,

che disse alla sua serva:

“Raccontami una storia”

E la serva incominciò:

“C’era una volta un re….”

Cercavo una metafora semplice per illustrare l’atteggiamento del governo Gentiloni (in perfetta continuità con il precedente e tornando indietro per altri tre governi almeno) nei confronti delle tematiche ecologiste, in particolare della decarbonizzazione, ed ecco apparire un’ipotesi calzante: una filastrocca ricorsiva, che si chiude su se stessa e si ripete inesorabilmente, senza che la storia inizi mai davvero.

Malgrado le vesti stracciate per il folle comportamento di Trump sugli accordi di Parigi, malgrado i vuotissimi proclama che iniziano ad infittirsi solo per l’approssimarsi delle elezioni, infatti, ecco riproporsi la solita logica. Va tutto bene finché non si toccano gli “interessi veri del Paese”, finché riempirsi la bocca di ambiente non comporta scelte minimamente coraggiose e riallocazione del denaro pubblico e degli investimenti, e, in particolare, finché non scontenta loro: i signori del gas e del petrolio.

Ed ecco che anche un disegno di legge che ha lo scopo di rivedere/completare al rialzo (nemmeno troppo spinto) la normativa nazionale su un bene insostituibile come quello dei Parchi naturali (attualmente in vigore è la 394/91), finisce in una palude, dalla quale potrebbe persino essere difficile uscire prima della fine della legislatura, con il rischio di vanificare un lavoro parlamentare di sette anni.

Scrive bene Maria Carla Sicilia, per La Stampa, in un articolo dal titolo “Gas e petrolio bloccano di nuovo la riforma dei parchi”:

“Non sono bastate le modifiche fatte alla Camera in materia di attività minerarie perché la legge di riforma dei Parchi naturali, attualmente in mano al Senato, passasse indenne dal giudizio del ministero dello Sviluppo economico e della Ragioneria di Stato. Il testo, così com’è scritto, determina incertezza per le attività di estrazione di gas e petrolio e causa un buco nelle casse dello Stato a cui occorre rimediare”.

Il buco nelle casse dello Stato dovuto alle economie sane che non decollano, dalla perdita irreversibile di bio-diversità, quello generato dai continui interventi in emergenza e per riparare danni, il buco dovuto ai costi esorbitanti sanitari di un Paese malato… Quelli, diversamente dal primo menzionato, non fanno notizia.

Non si vuole vedere, non si vuole capire, anche oggi, insomma, che di tempo di fare melina con i combustibili fossili proprio non ce n’è più. Anche perché, in assenza di trucchi del mercato e di sovvenzioni sotto-traccia, è un sistema che sta rapidamente diventando anti-economico: elefantiaco, rigido, ed incapace di interpretare un cambiamento irreversibile che è già iniziato da tempo.

Eppure le massime cariche del governo sono lì mentre Legambiente presenta le dieci proposte, di assoluto buon senso, per una legge di bilancio che apra la strada a politiche più moderne e coraggiose, capaci di mettere al centro, anche di nuove e più solide economie, la prevenzione e la riqualificazione (che poi evocano immediatamente la sicurezza, quella vera) di strutture, infrastrutture e territorio.

Eppure ci sono fior di Ministri che presiedono da anni, in pompa magna, gli appuntamenti annuali in cui gli Stati Generali della Green Economy (che riuniscono operatori, ricerca, istituzioni, finanza e associazioni) presentano nel dettaglio le strategie urgenti ed indifferibili che servono per ripensare produzione, distribuzione ed utilizzo dell’energia, riqualificazione e conversione del comparto industriale, agricoltura sostenibile, nuova mobilità, riqualificazione urbana, tutela e promozione del capitale naturale, economia circolare, eccetera, eccetera.

Ma niente: tutto questo materiale, ammesso e non concesso che venga compreso e che ne venga colta la portata, viene accolto con un sorriso paternalistico, una pacca sulla spalla e con un tragico non detto: “tutto molto suggestivo e interessante, adesso però scusateci, dobbiamo tornare ad occuparci di cose importanti”.

Certamente con un fraseggio meno cadenzato, ma esattamente come nella filastrocca inceppata da cui siamo partiti.

Acqua e fuoco: quando gli “elementi” svelano un Paese senza strategia

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Articolo di Annalisa Corrado su La Stampa Tuttogreen

L’Italia va a fuoco

Tanto polmoni verdi come boschi e parchi, quanto territori trasformati in discariche abusive per rifiuti pericolosi (che tutto dovrebbero fare, salvo andare a fuoco), continuano a bruciare in una morsa spaventosa e violentissima, frutto del combinato disposto tra interessi mafiosi, incapacità strategica delle istituzioni di presidiare e mettere in sicurezza il territorio, siccità e ondate “anomale” di calore (che tanto anomale non sono più, a causa degli effetti già concretissimi dei cambiamenti climatici).

Come segnala Legambiente, nel dossier incendi 2017: “Da metà giugno ad oggi sono 26.024 gli ettari di superfici boschive andati in fumo, pari al 93,8% del totale della superficie bruciata in tutto il 2016. Fiamme anche nelle aree protette, che sono sempre più nel mirino degli ecocriminali, a partire dal Vesuvio.”

Le responsabilità, al netto della vigliacca e ignobile mano criminale, è ramificata e diffusa nelle istituzioni: a partire dalle Regioni che non hanno ancora approvato il Piano Antincendio Boschivo, passando per quelle che lo hanno approvato senza poi definirne chiaramente gli aspetti operativi, fino a Governo e Ministeri che non hanno ancora completato, con i necessari decreti attuativi, il passaggio di competenze tra ex-Corpo Forestale e Carabinieri, fondamentale per poter presidiare il territorio attivando tutti gli strumenti di prevenzione possibili.

Dal fuoco all’acqua la situazione non migliora, con cause che si sovrappongono ed effetti negativi che si rinforzano a vicenda: così una strutturale riduzione della disponibilità della risorsa primaria per eccellenza, legata all’aumento delle temperatura in Italia, viene resa ancor più grave dagli effetti di una gestione scellerata (per sovrasfruttamento degli acquiferi, per inquinamento delle falde e del reticolo fluviale superficiale, passando per l’assenza di sistemi di accumulo per usi non potabili e/o di suddivisione ponderata tra consumo agricolo, industriale, uso civile, in aree sempre più intense e urbanizzate).

Una rete idrica che fa letteralmente acqua da tutte le parti, insomma, con perdite medie in Italia del 40% e nessuno che voglia prendersi la responsabilità di investire risorse per una profonda riqualificazione, senza poter tagliare nastri in cambio.

Sembra di vivere in un Paese di improvvisatori e sciacalli, che si alimentano di consenso e partoriscono slogan a prova di “pancia del Paese”, che propongono soluzioni emergenziali che non solo non risolvono i problemi, ma che magari amplificano il danno (come quella di chiudere le fontanelle pubbliche a Roma, i “nasoni”, che invece dissetano migliaia di invisibili in città ed evitano l’ulteriore proliferare di bottigliette di plastica per l’acqua, che diventano rifiuto appena pochi minuti dopo l’utilizzo, con cattiva pace dei cambiamenti climatici).

Insomma si pensa ai nasoni mentre il sistema è fatto di condotte che inesorabilmente implodono.

Improvvisatori e sciacalli, che dicono che sono i numeri che contano, essendo poi realmente incapaci di mettere a bilancio il costo della prevenzione e della cura, che diventa risibile in confronto ai danni che subisce la collettività, a causa dei beni comuni sistematicamente devastati.

Bollette elettriche in aumento? Le rinnovabili non c’entrano

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Articolo di Annalisa Corrado 

Ci risiamo.

Peccato che gli oneri delle rinnovabili che secondo l’economista “costerebbero troppo” erano pari a 16 miliardi di euro nel 2016; che si stima che questi oneri nel 2017 siano diminuiti di ben 1 miliardo di euro; che come attesta chiaramente il GSE, ossia il gestore dei servizi energetici, che di questo si occupa nella vita per conto dello Stato, nel 2018 scenderanno ancora. Come si possa legare un aumento della bolletta dell’elettricità a un costo in importante contrazione resta un vero mistero della fede (fossile).

Peccato che – invece, in realtà – gli aumenti delle bollette siano dovuti in primis all’aumento dei costi del gas (certamente preferibile al carbone, ma pur sempre fossile e sottostante a regole di mercati molto poco “puliti”) e, in parte cospicua, ai nuovi sconti fatti agli “energivori” (ossia ai soggetti che consumano ingenti quantità di energia elettrica), erogati senza serie rassicurazioni che abbiano fatto di tutto per consumarne il meno possibile, in maniera efficiente.

Peccato che le misure che si dovrebbero prendere per farle crollare davvero, le bollette, quali ad esempio la revisione delle tariffe e del sistema di dispacciamento dell’energia, lo sblocco immediato di ogni forma di auto-produzione, di auto-consumo e di scambio di energia tra privati, che porterebbero ad una generazione distribuita, efficiente e democratica, si continuino a rinviare a data da destinarsi.

Peccato, e qui mi si consenta di uscire dal tema “stretto” della bolletta, che in certe interviste non si parli proprio mai dei 16 miliardi di euro e più di soldi pubblici (una cifra superiore a quella stanziata per la “rivoluzione verde”, che però non si è vista davvero) che ogni anno sono usati per sovvenzionare i combustibili fossili, dannosi per l’ambiente. Quei sussidi non si vedono in bolletta, ma fanno malissimo alla salute e fanno moltiplicare a dismisura anche i costi sanitari (più di 90.000 vittime in Italia ogni anno a causa dell’inquinamento). Li paghiamo noi contribuenti, ma si fa sempre finta che li paghi qualcun altro.

Peccato, infine, che si pensi ancora di avere tempo per fischiettare e fare melina, mentre invece, di tempo per contrastare i cambiamenti climatici e per cavalcare da protagonisti la necessaria transizione verso un’economia pulita (in tutti i sensi), non ce n’è proprio più.

Riferimenti bibliografici

https://www.zeroviolenza.it/temi/item/73877-annalisa-corrado

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Direzione e responsabilità del progetto: Silvia Barrios

Collaborazione e contenuti: Mara Tonso

Pagina web Progetto / archivio “Altar Mujeres SXXI #vidasenlucha”

Pagina archivio Facebook
https://www.facebook.com/altarmujeressxxi/?modal=admin_todo_tour

Per aderire alla proposta : silviabarriosarte@yahoo.com.ar

Invito MediaLab #comunidadCulturaSolidaria

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