Velia Sacchi

“Le note biografiche, come Velia stessa ha definito la sua testimonianza, presentano il percorso di crescita umana di una donna che si è misurata con la politica, la storia, l’espressione artistica, con l’intera complessità della propria vita, mettendo sempre al centro la necessità di una continua coscienza di sé nel rapporto con il mondo. La Resistenza è per Velia quasi una seconda nascita, che segnerà tutta la sua vita.” Così dice di lei Rosangela Pesenti nell’introduzione al libro “Io non sto a guardare” Memorie di una femminista partigiana di Velia Sacchi, Manni 2015.

Velia Sacchi (Bergamo 1921- Roma 2015) nata da una famiglia benestante a sedici anni lascia il liceo per frequentare l’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo nel segno dell’arte dei genitori, il padre fotografo e la madre pittrice. Rifiuta l’unica prospettiva di vita che per quei tempi era plausibile per una donna: essere moglie e madre. Coltiva e persegue il suo desiderio di indipendenza ed emancipazione che la porterà a lottare per i diritti delle donne e alla fondazione, ancor prima della caduta del fascismo, dell’Associazione Femminile per la pace e la libertàche confluirà in seguito nell’UDI. Dopo un breve matrimonio da cui nasce una figlia si separa dal marito,aderisce al Partito Comunista nella fiduciosa speranza di pace che il socialismo avrebbe portato. Caduto il governo fascista Il 25 luglio del 43 al subentro del Governo Badoglio l’Associazione femminile per la pace e la libertàpresenta al nuovo Governo un documento di otto punti tra cui, probabilmente per la prima volta in Italia, vi èla richiestadel diritto di voto e la parità salariale alle donne. Il documento, dato i tempi dominati da una cultura pienamente patriarcale non viene minimamente considerato. (all.1 del testo: Io non sto a guardare) 

Sull’onda di questa situazione partecipa aiGruppi di Difesa della Donna e per l’Assistenza ai Combattenti della Libertà e alla Resistenza dove si occupa della propaganda antifascista e della messa in salvo di prigionieri dal confine svizzero. Dopo poco, tale attività la costringe alla clandestinità, affida la figlia alle cure della madre e si rifugia a Milano dove entra nella redazione clandestina de l’”Unità”.

Negli anni cinquanta si trasferisce a Roma,continua la sua ricerca artistica e la scrittura presso testate giornalistiche tra cui “Noi Donne” e l’”Unità” diventato legale dal 25 aprile del 1945. Dopo i fatti dell’Ungheria e successivamente della Cecoslovacchia inizia il distacco di Velia dal Partito Comunista e la ripresa della sua attività artistica.

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Dalla testimonianza di vita del testo autobiografico di Velia Sacchi a cura di Rosangela Pesenti edalla consistente documentazione raccolta negli allegati, appare chiaro che il racconto del ruolo delle donne così specifico e diverso dalla visione maschile di questo fondamentale passaggio del Novecento, non ha avuto adeguata lettura e spazio nella sua divulgazione. Già a partire dall’Atto costitutivo programma d’azione dei GAD(Gruppi di Difesa della Donna)(all.2 del testo: Io non sto a guardare) si cita: ”le donne italiane che hanno sempre avversato il fascismo” e secondo Rosangela Pesenti si stabilisce “la connessione con un antifascismo femminile sconosciuto alla maggioranza, viene descritto tutto il peso insopportabile dell’occupazione tedesca e fascista e vengono indicate tutte le possibili azioni di lotta, molte delle quali già praticate tanto che ben tre sono declinati al tempo presente. L’ultima parte, sorretta dai verbi”vogliono” e “chiedono”, riguardano il lavoro e tutti i diritti connessi negati alle donne […] Le donne che fanno la resistenza sono moltissime, rispetto alla quasi assenza di memoria che ne conserviamo […] Aderiscono in 70.000 ai Gruppi di Difesa della Donna, esponendosi in prima persona, ma certo intorno a loro c’è una rete di solidarietà femminile, anche solo di chi accetta un volantino senza stracciarlo, pur sapendo che è rischioso e non è facile rapportare i numeri alla totalità femminile che è costretta a confrontarsi variamente con la guerra sul territorio, perché ogni donna è di fatto una rete di relazioni. Di queste donne senza nome la storia ci parla per quantitativi generici: moltissime, si scrive, ma che lo facciano anche a rischio della vita non basta a immetterle nella ricostruzione storica[…] nelle cerimonie, nei manuali e nel senso comune si continua a riprodurre immagini a protagonismo maschile, al massimo citando qualche minoritaria presenza femminile”.

Nella testimonianza di Velia è possibile leggere il desiderio di un riscatto delle donne diquel processo di cancellazione della soggettività’ femminile vissuta con la Resistenza verificatasi conil ritorno alla normalità sociale dove via via le si confinava al silenzio domestico. “Eppure è proprio la vita anonima del dopo, quell’oscurità in cui sembra cadere chi non fa carriera, né politica né di altro tipo, a illuminare l’intera esistenza in cui i venti mesi della Resistenza brillano come una gemma incastonata in un perfetto cerchio d’oro, proprio perché le scelte della resistenza, libertà e onestà prima di tutto, sono state l’incipit a cui resta fedele per l’intera esistenza”.Un incipit di forte tenacia e fiducia nelle donne anche riconosciuto nell’attribuzione del nome Velia Sacchi alla Sede Provinciale dell’UDI di Bergamo, sua città natale.

Ecco allora l’importanza di diffondere e far conoscere anche alle più giovani le ragioni del passato e il ruolo delle donne nella Resistenza dove si segna il passaggio alla consapevolezza del sé delle donne, liberate dalla loro soggezione giuridica ed economica, che ha messo le basi per quel mutamento d’epoca che ci conduce all’oggi e da quì all’ importanza della memoria del passato per riappropriarci delle radici di una storia che ancora può motivare le risposte del presente. Il senso del salvataggio delle vite che scorrono negli eventi di guerra, di uscire dalla devastazione e privazione delle libertà per superare con l’accoglienza i tragici momenti di guerra è la scelta delle donne della Resistenza con loro empatia di sentimenti di pace trasmessi. Mai come in questo momento, in tempi di covid, il richiamo e la riflessione a quell’ empatia solidale, di quel rispetto del sé e degli altri nel prendersi cura delle persone e delle cose che hanno animato lo spirito femminile della Resistenza, può essere la via per un rinnovato cammino per il nostro futuro.

Riferimenti

Velia Sacchi, ”IO non sto a Guardare”- memorie di una partigiana femminista, a cura di Rosangela Pesenti, Pietro Manni, 2015.

Velia Sacchi, ”E io crescevo”, Presentazione e cura di Rosangela Pesenti, Supernova 2001.

Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia.

Archivio Centrale dell’UDI in Guida agli Archivi dell’Unione Donne Italiane, Ministero per i Beni e le Attività Culturali-Direzione generale degli Archivi, 2002.

Istituto per la Storia della Resistenza e Dell’Età Contemporanea di Bergamo.

https://www.veliasacchi.com/le-opere

Collegamento virtuale

Direzione e responsabilità del Proyecto/archivo “Altar Mujeres SXXI”:  Silvia Barrios

Artista in collaborazione nell’illustrazione e nella ricerca:

Miriam Gipponi

Per aderire alla proposta: silviabarriosarte@yahoo.com.ar

Sito web correlato: https://wp.me/pw9JC-5wq

Sito web del progetto / archivio “Altar Mujeres SXXI” : https://altarmujeressxxi.wordpress.com/

Sito web dell’artista: https://silviabarriosplasticaceramista.wordpress.com/

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