Regina Elisabetta I Tudor

C:\Users\Alice\Google Drive\Alice\CERAMICA\fOTO SCULTURA ELISABETTA.jpg

                                                                                      ELISABETTA 

Mi chiamano Elisabetta I, detta la vergine. Mia madre è stata decapitata per essere sostituita ed io ho vissuto la mia giovinezza schivando la stessa fine. Ho sviluppato uno spietato istinto alla sopravvivenza, ho lottato contro un mondo di uomini incapaci di riconoscermi  pari a un re.  Ho rifiutato il matrimonio imposto e la maternità obbligata per essere LA regina di Inghilterra.
Ho costruito  un’immagine di me  riconoscibile nei secoli, ho indossato abiti abbaglianti per evocare il mio indiscutibile potere, nascosto la mia debolezza in una maschera di cipria sotto una intrecciata corona di fuoco e perle.
Alla fine della mia vita ho trasformato il mio paese in una potenza e il mio popolo in  una forza. 

Ma il mio essere donna grida di dolore per la rinuncia obbligata alla mia completezza. Il mio sguardo è triste e la mia pelle brama ricami di tenerezze.
Il mio urlo di donna attraversa i secoli, intona note di rabbia e speranza e si intreccia con il canto corale di tante. Non rinunciate alla completezza mie sorelle, disumana è la società che obbliga ad un ventre vuoto le sue donne.

Alice Tomelleri

Elisabetta I Tudor

Nasce nel 1533, figlia di Enrico VIII e di Anna Bolena. Salì al trono d’Inghilterra nel 1559 e il suo regno durò 45 anni. L’epoca  elisabettiana fu un periodo di straordinaria fioritura artistica e culturale. Elisabetta non si sposò mai per non dover cedere il potere di regnare ad un marito in quanto maschio e dovette rinunciare alla  maternità. Fu per lei molto difficile affermarsi come Regnante in quanto donna, venne molto ostacolata e subì attentati alla sua vita. Morì nel 1603 in un profondo stato depressivo.

C:\Users\Alice\Google Drive\Alice\CERAMICA\fOTO SCULTURA ELISABETTA.jpg

                                                                                       ELISABETH

They call me Elisabeth I,  «The Virgin»

My mother was dethroned, beheaded and I went through my youth trying to avoid the same fate.

I developed a ruthless instinct for survival, I fought against a world of men unable  to grant me the same respect as the one due to a king.

I refused an arranged marriage and to give heirs to the throne as a condition to be The Queen of England. 

Over the centuries I became well known worldwide, wore dazzling clothes to show  the world my indisputable power, hid my weakness under a mask of face powder and a crown of fire and pearls.

At the end of my life, I turned my country  into a world power and my people into a force to be reckoned with. 

As a woman unable to fully  be myself, I cry having given up everything. I look sad and my skin craves a loving touch. 

My scream echoes throughout the centuries and is filled with anger and hope along with that of many other women.

My dear sisters, do not  give up being yourself! A society which compels its women to have an empty womb, is inhumane!

C:\Users\Alice\Google Drive\Alice\CERAMICA\fOTO SCULTURA ELISABETTA.jpg

                                                                                       ISABEL

Me llaman Isabel I, la virgen. Mi madre fue decapitada al ser depuesta y he vivido mi juventud esquivando ese mismo final. He desarrollado un despiadado instinto de supervivencia, luchando contra un mundo de hombres que se resistía a reconocerme como reina. He rechazado un matrimonio convenido y ser madre para poder ser reina de Inglaterra.

 He construido una imagen de mí misma inconfundible a lo largo de los siglos, he usado ropas deslumbrantes para mostrar mi poder indiscutible, he ocultado mis debilidades tras una mascarilla de polvos y bajo una corona trenzada de fuego y perlas. Al final de mi vida, he convertido a mi país en una potencia y a mi pueblo en su fuerza.

Pero mi interior femenino clama de dolor por la renuncia forzada a mi plenitud. Mi mirada es triste y mi piel anhela ternura. Mi grito de mujer atraviesa los siglos, entonando notas de rabia y esperanza y se entrelaza con el canto coral de tantas y tantas. Que mis hermanas no renuncien a la plenitud, inhumana es la sociedad que obliga a sus mujeres a quedarse con el vientre vacío.

Riferimenti/references/referencias:

https://it.wikipedia.org/wiki/Elisabetta_I_d%27Inghilterra

https://www.tomaliart.it/it_it/portfolio/elisabetta/

Collegamento virtuale

Direzione e responsabilità del Proyecto/archivo “Altar Mujeres SXXI”:  Silvia Barrios

Artista in collaborazione nell’illustrazione e nella ricerca:

Alice Tomelleri

Per aderire alla proposta: silviabarriosarte@yahoo.com.ar

Sito web correlato: https://wp.me/pw9JC-5wq

Sito web del progetto / archivio “Altar Mujeres SXXI” : https://altarmujeressxxi.wordpress.com/

Sito web dell’artista: https://silviabarriosplasticaceramista.wordpress.com/

Anuncio publicitario

Deja una respuesta

Introduce tus datos o haz clic en un icono para iniciar sesión:

Logo de WordPress.com

Estás comentando usando tu cuenta de WordPress.com. Salir /  Cambiar )

Imagen de Twitter

Estás comentando usando tu cuenta de Twitter. Salir /  Cambiar )

Foto de Facebook

Estás comentando usando tu cuenta de Facebook. Salir /  Cambiar )

Conectando a %s