Maya Angelou

Maya Angelou (1928 -2014)  

All’età di otto anni Maya Angelou smise di parlare per cinque anni, convinta che la sua  voce avesse ucciso il compagno di sua madre.  

Maya è stata una poetessa, scrittrice e ballerina afroamericana nata nell’aprile del 1928. È  autrice di sette autobiografie, libri di poesia, sceneggiature; ha ricevuto decine di premi, e  una nomination per il Premio Pulitzer per la poesia. Attivista fra le più importanti, al fianco  di Malcom X e Martin Luther King, ha ottenuto più di trenta lauree honoris causa. Nel 2011  è stata decorata con la medaglia presidenziale americana della libertà, ma in Italia, e in  molti altri paesi del modo, quasi non la conosciamo.  

“Sono umana e nulla di umano mi è estraneo” affermava. La vita le aveva insegnato a non  giudicare e non condannare, ma a capire, a perdonare e a trasformare.  

All’età di otto anni, Maya, fu rapita dal compagno della madre, il quale ne abusò  sessualmente. Portata a testimoniare in Tribunale le fu chiesto se l’accusato l’avesse  toccata in altre occasioni prima del rapimento e lei, in colpa per aver tenuto per sé fino ad  allora quel segreto indecente, disse di no. “La bugia mi si sgretolò in gola impedendomi di  respirare” scriverà più tardi. L’uomo fu trovato colpevole ma trascorse un solo giorno in  prigione e, non appena fuori, venne assassinato, forse da uno zio. Maya se ne addossò la  colpa: “L’unica cosa che potevo fare era smettere di parlare con le persone; se avessi  parlato con qualcun altro quella persona sarebbe potuta morire”, scrive nel suo libro  autobiografico intitolato “Io so perché canta l’uccello in gabbia”.  

Uscì poi dal suo mutismo dopo cinque lunghi anni grazie all’aiuto di un’amica di famiglia  che la incoraggiò a leggere autori come Dickens, Shakespeare, Allan Poe, ma anche libri di  autrici nere come Frances Harper e Anne Spencer, e trascorse così il resto della sua vita  dedicandosi al racconto della verità.  

“I Know Why the Caged Bird Sings“ (Io so perché canta l’uccello in gabbia) fu pubblicato  quando Maya aveva 40 anni ed è la prima delle sue sette autobiografie: racconta proprio  come un carattere forte e l’amore per la letteratura possano far superare traumi e  razzismo. La storia si apre con Maya e suo fratello, in treno, diretti verso un piccolo paese  dell’Arkansas, dai nonni materni, spediti lì perché i genitori si stavano separando. Un  racconto a tratti crudo che narra della segregazione razziale in America negli anni Trenta  quando “un ragazzo nero non sapeva davvero, realmente, come fosse fatto un bianco”. Un  libro che racconta della raccolta del cotone, del Ku Klux Klan.  

Le memorie di Maya sono poi divenute, negli anni, lettura obbligata per le femministe  americane, spingendo da una parte altre scrittrici ad «aprirsi senza vergogna agli occhi del  mondo” e attirando, dall’altra, aspre critiche per le descrizioni di scene sessualmente  esplicite e l’uso del linguaggio spesso irriverente nei confronti della religione. Era il 1973  quando in una intervista Bill Moyers, giornalista e commentatore politico americano, chiese  a Maya se avesse considerato il movimento femminista una “white women’s fantasy”, una  fantasia delle donne bianche, e lei rispose che era una necessità, perché “l’uomo  americano bianco considera la donna americana bianca superflua, una specie di  decorazione, non così importante affinché i meccanismi funzionino. Ecco”, disse  guardando negli occhi Moyers, “la donna nera americana non si è mai sentita così. Nessun 

uomo nero americano, nella storia degli Stati Uniti, ha mai sentito di non aver bisogno di  una donna nera accanto a lui, spalla contro spalla… c’è una forza particolare, che quasi  spaventa, nelle donne nere”.  

Tutta la produzione letteraria e l’ispirazione di Maya Angelou affonda le radici nella  condizione difficile di donna, di nera e povera in un’America ancora violentemente  discriminante, condizione che ha combattuto tutta la vita con la forza, la passione e il  coraggio delle sue azioni e delle sue parole. Rivendicando con orgoglio, ma sempre con la  semplicità dell’amore, il proprio essere donna, nera ma soprattutto un essere umano.  

Una forza e un coraggio che Maya dimostrò nel 1993 quando lesse la sua poesia “On the  pulse of morning” per l’inaugurazione del mandato del presidente Bill Clinton. L’esistenza,  la storia, nonostante i suoi dolori, non si può eludere: va affrontata con coraggio, cercando  di non ripetere gli errori.  

Maya lo testimoniava con la sua vita e sperava potesse essere così anche per il suo  paese.  

È stata, fino agli ultimi anni della sua vita, un’instancabile conferenziera, poiché convinta  del potere trasformatore della parola. Vi lascio qui una delle sue poesie più attuali e  significative.   

Alone  

Lying, thinking  

Last night  

How to find my soul a home  

Where water is not thirsty  

And bread loaf is not stone  

I came up with one thing  

And I don’t believe I’m wrong  

That nobody,  

But nobody  

Can make it out here alone.  

Alone, all alone  

Nobody, but nobody  

Can make it out here alone.  

There are some millionaires  

With money they can’t use  

Their wives run round like banshees  Their children sing the blues  

They’ve got expensive doctors  To cure their hearts of stone.  

But nobody  

No, nobody can make it out here alone.  

Alone, all alone  

Nobody, but nobody  

Can make it out here alone.  

Now, if you listen closely  

I’ll tell you what I know  

Storm clouds are gathering  

The wind is gonna blow  

The race of man is suffering  

And I can hear the moan,  

‘Cause nobody,  

But nobody  

Can make it out here alone. 

Soli  

A letto, a pensare  

Ieri notte  

Come trovare casa alla mia anima  Dove l’acqua non abbia sete  

E il pane non sia pietra  

Ho capito una cosa  

Non credo di sbagliarmi  

Che nessuno  

Ma nessuno  

Qui può cavarsela da solo.  

Da solo, tutto solo  

Nessuno, proprio nessuno  

Qui può cavarsela da solo.  

Ci sono milionari  

Con denaro che non sanno usare  Le mogli corrono a destra e a manca come  furie  

I loro figli fanno il piagnisteo  

Si rivolgono a medici costosi  

Per curare i loro cuori di pietra.  

Ma nessuno  

No, nessuno qui può cavarsela da solo.  

Da solo, tutto solo  

Nessuno, proprio nessuno  

Qui può cavarsela da solo.  

Adesso se mi ascolti attentamente  Ti dirò quel che so  

Nuvole tempestose si vanno adunando  Il vento soffierà  

La razza umana soffre  

E io ne sento i gemiti,  

Perché nessuno  

Ma proprio nessuno  

Qui può cavarsela da solo.

Riferimenti: https://it.wikipedia.org/wiki/Maya_Angelou

Collegamento virtuale

Direzione e responsabilità del Proyecto/archivo “Altar Mujeres SXXI”:  Silvia Barrios

Artista in collaborazione nell’illustrazione e nella ricerca:

Martina Buzio

Per aderire alla proposta: silviabarriosarte@yahoo.com.ar

Sito web correlato: https://wp.me/pw9JC-5wq

Sito web del progetto / archivio “Altar Mujeres SXXI” : https://altarmujeressxxi.wordpress.com/

Sito web dell’artista: https://silviabarriosplasticaceramista.wordpress.com/

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