Maria Rosaria Liberti

Maria Rosaria Liberti in arte – Ria Rosa    

      Cantante napoletana «sciantosa», attrice di avanspettacolo, seppe introdurre nelle sue canzoni testi che rigettavano il maschilismo patriarcale, fascista dell’epoca o che rappresentavano problematiche sociali apparendo, così, provocatoria e irriverente e attirando su di sé le minacce del potere conservatore.

Maria Rosaria Liberti, che in arte aveva scelto di essere rappresentata dall’anagramma del suo nome e cioè Ria Rosa, anticipando così la sua personalità ribelle nacque a Napoli nel 1899, a Montecalvario, uno dei Quartieri Spagnoli, dove la vita la si viveva tra povertà e degrado, rassegnazione e allegria.

Esordì a sedici anni esibendosi nella Sala Umberto del prestigioso Salone Margherita in cui, a Napoli, si vivevano brillanti serate di musica e spettacolo, tra un pubblico galante, sul modello dei Café Chantant parigini, soprattutto del Moulin Rouge e artisti di successo.

Tra la fine dell’ ‘800 e gli inizi del ‘900, negli ultimi anni della Belle Epoque, in questo teatro napoletano si esibivano ogni sera, tra un adorante pubblico in prevalenza maschile, giovani cantanti bellissime appariscenti, ammaliatrici che nascondevano sotto nomi eccentrici e una pronuncia ingenuamente francese, le loro origini partenopee e popolane: erano le «sciantose «e mandavano in visibilio i frequentatori assidui, gli «habitués dei vari café chantant, soprattutto quando concedevano al pubblico «la mossa», un ondeggiare roteante dei fianchi della sciantosa accompagnato dal crescente rullare del tamburo e dalle vivaci, incontenibili acclamazioni dei presenti.

In questo ambiente teatrale Ria Rosa appare come una figura atipica: possedeva la bellezza e il fascino piccante che si richiedevano ad una «sciantosa» ma introduceva nel suo stile passionale e irruento il rifiuto e, spesso, la ridicolizzazzione di quei comportamenti maschilisti che volevano la donna conformata alla morale patriarcale dell»800.

Il progresso tecnologico di quegli anni, le mode che arrivavano a Napoli dalle grandi capitali, Parigi, Berlino, New York, portavano nelle donne più aperte desiderio di libertà, di eguaglianza, di modernità, di autenticità, esigenze che Ria Rosa colse ben presto e rivendicò nelle sue canzoni.

Col suo stile sfrontato, popolano provocava l’uomo che la voleva compagna sottomessa e ironizzava sul suo conformismo ottuso, affermava la sua libertà di fumare, di vestirsi alla moda, di truccarsi, di andarsene a passeggio…..liberta’ che oggi fanno sorridere ma che all’epoca erano condannate come scandalose.

A suo modo, per sua personale esigenza e non appoggiata da alcun ideologismo teorizzato, Ria Rosa chiedeva quello che decine di anni dopo le donne di tutto il mondo chiesero e ottennero col movimento femminista. Ria Rosa fu, insomma, una protofemminista.

Il suo particolare timbro di voce teatrale, drammatico, la portò ad esibirsi nei teatri dove, scandalizzando la critica, recitò travestita da uomo, da «guappo «quando i soggetti delle sue sceneggiate, ispirati alla malavita napoletana, lo richiedevano.

L’attenzione alle problematiche sociali-atipica nel suo genere artistico frivolo caratterizzò anche la sua attività teatrale: rappresentò, sotto un profilo nuovo, le sofferenze della sua città, dei suoi vicoli Ebbe a cuore, particolare, la condizione delle tante ragazze madri, condannate dalla morale corrente per aver ceduto per amore o… per povertà alle promesse dei militari stranieri che, alla fine della guerra erano tornati nei loro paesi.

Ria Rosa, generosamente, cantò per gli emigranti durante la traversata Napoli New York , tanto da essere chiamata «la rosa degli emigranti» e furono molti i suoi viaggi verso La Grande Mela, dove era conosciuta e acclamata.

Nel1922, quando in Italia, nel suo pubblico, cominciò ad avvertire la pesante presenza delle camicie nere, si trasferì definitivamente a New York, qui continuò a proporre le sue tematiche sociali e a battersi coraggiosamente per esse fino a quando con la sua canzone » ‘A seggia elettrica» prese apertamente posizione contro la condanna a morte degli operai Sacco e Vanzetti, suoi connazionali e attirò l’attenzione e le minacce del governo degli States .

Ria Rosa concluse in America la sua vita artistica ancora giovane e morì, nel silenzio, nel 1988.

La sua figura di artista è stata senz’altro messa da parte, a favore delle sue colleghe sciantose, non così provocatorie ma la sua voce ancora appassiona attraverso i vinili apprezzatissimi e ricercati i dai cultori di quel periodo della canzone napoletana.

Riferimenti:

http://www.giannicesarini.com<ria-rosa-oggi

https://pulcinella291.forumfree.it/?t=75190893

https://nap.wikipedia.org/wiki/Maria_Rosaria_Liberti

https://ultimacrociata.wordpress.com/2014/09/07/la-rosa-degli-emigranti/

Collegamento virtuale

Direzione e responsabilità del Proyecto/archivo “Altar Mujeres SXXI”:  Silvia Barrios

Artista in collaborazione nell’illustrazione e nella ricerca:

Antonietta Acciani

Per aderire alla proposta: silviabarriosarte@yahoo.com.ar

Sito web correlato: https://wp.me/pw9JC-5wq

Sito web del progetto / archivio “Altar Mujeres SXXI” : https://altarmujeressxxi.wordpress.com/

Sito web dell’artista: https://silviabarriosplasticaceramista.wordpress.com/

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