Maria Montessori

Maria Montessori nasce a Chiaravalle provincia di Ancona il 31.8.1870. Fu una delle prime donne a laurearsi in medicina, anche se fu costretta ad iscriversi prima alla facoltà di scienze perché all’epoca l’iscrizione alla facoltà di medicina era riservata solo a chi proveniva dal liceo classico.

Maria Montessori fu principalmente educatrice, anche se oggi si potrebbe definire pedagogista, neuropsichiatra infantile e filosofa.

Ebbe come punto di riferimento lo zio Antonio Stoppani, celebre naturalista,che la iniziò agli studi e la seguì in tutto il percorso universitario.

Seguì il padre che per motivi di lavoro venne trasferito prima a Firenze e poi a Roma dove si iscrisse alla scuola preparatoria di Rio Grande. Studiò francese e pianoforte ma non brillò negli studi anche a causa della rosolia, poi si appassionò agli studi fino a diventare tra le prime dieci della “Regia Scuola Tecnica Leonardo Da Vinci”, istituto che rientrava nel piano di politica scolastica dell’Italia post-unitaria.

La sua passione per la matematica e la biologia la portò a continui contrasti col padre, il quale voleva per lei un futuro da insegnante. Ma, seguendo i consigli della madre, dopo aver superato lo scoglio dell’iscrizione alla facoltà di medicina, si laureò, terza donna in Italia, e ottenne la nomina di assistente presso la clinica psichiatrica dell’università di Roma. 

Collaborò con Ferruccio Montesano con il quale approfondì gli studi sui bambini con problemi psichiatrici, al tempo definiti “bambini anormali”.

Successivamente  questi studi la portarono ad avere contatti con gli ambienti scientifici del Regno Unito e della Francia, in particolare approfondendo la possibilità di inserimento nella comunità di bambini e bambine “anormali” attraverso un percorso di educazione mirato (Edouard Seguin 1812/1880).

Tale personalità non poteva rimanere fuori dalle lotte per l’emancipazione femminile tant’è che ancora oggi si ricorda un suo intervento al Congresso Femminile di Berlino sulla parità salariale tra uomini e donne.

Nel 1989 divenne direttrice della Scuola Magistrale Ortofrenica di Roma e si laureò in filosofia.

I suoi successi le valsero riconoscimenti e borse di studio. Partecipò ad una ricerca sui bambini ritardati con il collega Giuseppe Montesano al quale si legò sentimentalmente e dal quale ebbe un figlio, Mario, riconosciuto solo in sede testamentaria, che fu affidato fin dalla nascita ad una famiglia di Vicovaro, un paesino del Lazio.

In seguito al matrimonio di Montesano con un’altra donna, la Montessori iniziò a vestirsi di nero fino alla sua morte.

Dopo la nomina a medico assistente da parte della Croce Rossa Italiana, conseguì la libera docenza in antropologia, dedicandosi agli asili infantili e aprendo nel 1907 a  San Lorenzo la prima casa dei bambini applicando una nuova concezione di scuola d’infanzia: “il metodo della pedagogia scientifica”. 

Tradotto in tutte le lingue, il nuovo metodo fu accolto con entusiasmo tant’è che il New York tribune al suo arrivo in America la presentò come “la donna più interessante d’Europa”. 

Con il fascismo i rapporti non furono mai chiari. Si è passati dalla nomina di Mussolini a Presidente Onorario dei corsi (con una donazione personale di 10.000 lire) alla chiusura nel 1934 per ordine di Hitler di tutte le scuole.  Nello stesso anno Maria Montessori ed il figlio Mario si dimisero da tutti gli incarichi per gli insanabili contrasti con il regime fascista. 

Riprese a viaggiare e allo scoppio della seconda guerra mondiale si trovò in India dove venne internata assieme al figlio Mario, in quanto cittadina di un paese nemico e rilasciata solo nel 1946.

Tornata in Italia si impegnò a ricostruire l’Opera Nazionale secondo i principi pedagogici propri del metodo originale, fino a quando l’Opera non venne commissariata per una grave crisi finanziaria, risoltasi solo nel 1986. 

Maria Montessori è morta a Noordwijk ( Paesi Bassi ) il 6 maggio 1952. 

IL METODO MONTESSORI 

Tutto nasce da una intuizione: “il metodo applicato su persone frenasteniche ha effetti stimolati anche se applicato all’educazione di bambini non affetti da disabilità”. Il principio fondamentale deve essere  “La libertà dell’allievo”.

Poiché solo la libertà favorisce la creatività del bambino, già presente nella sua natura. Dalla libertà deve emergere la disciplina. 

Quando il bambino inizia a muoversi seguendo uno scopo che sia connesso con l’attività psichica saprà dirigere la propria volontà: solo allora sarà disciplinato. Per questo motivo il lavoro nelle case dei bambini è basato sul movimento. 

Il bambino entra nella casa e trova un ambiente costruito a sua misura dall’insegnante e così può scegliere la propria attività seguendo l’istinto, svegliando l’interesse e la concentrazione. 

Collegamento virtuale

Direzione e responsabilità del Proyecto/archivo “Altar Mujeres SXXI”:  Silvia Barrios

Artista in collaborazione nell’illustrazione e nella ricerca:

Rosaria Bianco

Per aderire alla proposta: silviabarriosarte@yahoo.com.ar

Sito web correlato: https://wp.me/pw9JC-5wq

Sito web del progetto / archivio “Altar Mujeres SXXI” : https://altarmujeressxxi.wordpress.com/

Sito web dell’artista: https://silviabarriosplasticaceramista.wordpress.com/

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