Donatella Colasanti

DONATELLA COLASANTI                “Battiamoci per la verità”

VITTIMA, CON L’AMICA ROSARIA LOPEZ, DEL “MASSACRO DEL CIRCEO” ITALIA, 1975 

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Roma, Italia, settembre 1975. Un passante sente dei lamenti provenire dal cofano di un’auto parcheggiata in viale Pola e chiama la Polizia. Nel cofano vengono ritrovate due ragazze, Rosaria Lopez, morta, e Donatella Colasanti, ferita e in stato di choc. 

Il racconto di Donatella, le sue parole: Tutto è cominciato una settimana fa, con l’incontro con un ragazzo all’uscita del cinema che diceva di chiamarsi Carlo, lo scambio dei numeri di telefono e la promessa di vederci all’indomani insieme ad altri amici. Con Carlo così, vengono Angelo e Gianni, chiacchieriamo un po’, poi si decide di fare qualcosa all’indomani, io dico che non avrei potuto, allora si fissa per lunedì. L’appuntamento è per le quattro del pomeriggio. Arrivano solo Angelo e Gianni, Carlo, dicono, aveva una festa alla sua villa di Lavinio, se avessimo voluto raggiungerlo… ma a Lavinio non arrivammo mai. I due a un certo punto si fermano a un bar per telefonare a Carlo, così dicono; quando Gianni ritorna in macchina dice che l’amico avrebbe gradito la nostra visita e che andassimo pure in villa che lui stava al mare. La villa era al Circeo e quel Carlo non arrivò mai. I due si svelano subito e ci chiedono di fare l’amore, rifiutiamo, insistono e ci promettono un milione ciascuna, rifiutiamo di nuovo. A questo punto Gianni tira fuori una pistola e dice: «Siamo della banda dei Marsigliesi, quindi vi conviene obbedire, quando arriverà Jacques Berenguer non avrete scampo, lui è un duro, è quello che ha rapito il gioielliere Bulgari». Capiamo che era una trappola e scoppiamo a piangere. I due ci chiudono in bagno, aspettavano Jacques. La mattina dopo Angelo apre la porta del bagno e si accorge che il lavandino è rotto, si infuria come un pazzo e ci ammazza di botte, e ci separano: io in un bagno, Rosaria in un altro. Comincia l’inferno. Verso sera arriva Jacques. Jacques in realtà era Andrea Ghira, dice che ci porterà a Roma ma poi ci hanno addormentate. Ci fanno tre punture ciascuna, ma io e Rosaria siamo più sveglie di prima e allora passano ad altri sistemi. Prendono Rosaria e la portano in un’altra stanza per cloroformizzarla dicono, la sento piangere e urlare, poi silenzio all’improvviso. Devono averla uccisa in quel momento. Mi picchiano in testa col calcio della pistola, sono mezza stordita, e allora mi legano un laccio al collo e mi trascinano per tutta casa per strozzarmi, svengo per un po’, e quando mi sveglio sento uno che mi tiene al petto con un piede e sento che dice: «Questa non vuole proprio morire», e giù a colpirmi in testa con una spranga di ferro. Ho capito che avevo una sola via di uscita, fingermi morta, e l’ho fatto. Mi hanno messa nel portabagagli della macchina, Rosaria non c’era ancora, ma quando l’hanno portata ho sentito chiudere il cofano e uno che diceva: «Guarda come dormono bene queste due».”

C:\Users\Amalia\Downloads\rosaria lopez.jpg  Rosaria Lopez

Questo avvenimento, noto come “il delitto del Circeo”, scosse l’opinione pubblica italiana, nel lontano 1975, e soprattutto noi ragazze, coetanee delle due vittime, che avevamo abbracciato le idee femministe e le battaglie per il divorzio e per l’aborto. 

I responsabili, Andrea Ghira, Angelo Izzo e Gianni Guido, non erano tre ragazzi qualsiasi, erano figli della Roma bene, “quei bravi ragazzi” del quartiere Parioli provenienti da famiglie facoltose e potenti. Intoccabili per lignaggio, avevano già preso parte a rapine a mano armate, stupri. Le vittime, Rosaria Lopez, 19 anni, barista, e Donatella Colasanti, 17 anni, studentessa, appartenevano invece a famiglie modeste.

Le due amiche avevano conosciuto due dei tre ragazzi nel settembre 1975, pochi giorni prima del crimine, tramite un amico, risultato poi estraneo al massacro, che esse avevano in comune. Egli le invitò a trascorrere un pomeriggio insieme al bar: nella circostanza presentò loro Guido e Izzo. Le due ragazze li presero subito in simpatia, visto il loro comportamento garbato e irreprensibile. Durante questo appuntamento, Izzo e Guido proposero a Donatella, Rosaria e a un’altra amica, che all’ultimo decise di non unirsi alla comitiva, di incontrarsi di lì a qualche giorno per una festa a casa dell’amico comune, ubicataa Lavinio, frazione di Anzio.

Alle ore 18:20 del 29 settembre Guido, Izzo, la Colasanti e la Lopez arrivarono a Villa Moresca, una dimora di proprietà della famiglia di Andrea Ghira, che non avevano ancora incontrato, che sorgeva sul promontorio del Circeo. I ragazzi dissero alle amiche che lì avrebbero incontrato un altro amico e che poi si sarebbero recati tutti insieme a Lavinio; dopo qualche ora trascorsa a chiacchierare e ad ascoltare musica, all’improvviso Guido e Izzo cominciarono a fare esplicite avance sessuali alle ragazze, le quali non accondiscesero, provocando la reazione furiosa dei giovani.

Per trentasei ore le due ragazze furono violentate, seviziate, massacrate e insultate dai tre: a Izzo e Guido si era aggiunto Ghira. Nel mezzo delle torture Guido si assentò momentaneamente per cenare a Roma con i suoi familiari, poi fece ritorno al Circeo e si riunì ai suoi amici aguzzini. Le ragazze vennero drogate e Rosaria Lopez venne trascinata nel bagno al piano superiore della villa dove fu ulteriormente picchiata e infine annegata nella vasca da bagno. Fatto ciò, i tre tentarono di strangolare la Colasanti con una cintura e seguitarono a colpirla. In un momento di distrazione dei tre, Donatella riuscì a raggiungere un telefono e cercò di chiedere aiuto, ma fu scoperta e ulteriormente colpita con una spranga di ferro. A quel punto ella si lasciò cadere a terra e si finse morta; gli aguzzini credettero di aver ucciso anche lei e la rinchiusero insieme al cadavere della Lopez nel bagagliaio di una FIAT 127 bianca intestata al padre di Gianni Guido. I tre poi partirono alla volta di Roma, intenzionati a disfarsi dei cadaveri. La Colasanti riferì che, durante il viaggio di ritorno, i ragazzi ridevano allegramente e ascoltavano musica, facendosi beffe delle malcapitate ragazze:

«Zitti, ché a bordo ci sono due morte»             
  «Come dormono bene queste»

Arrivati nei pressi della casa di Guido, i tre decisero di andare a cenare in un ristorante ove poi furono coinvolti in una rissa. Lasciarono dunque la vettura con le due ragazze che credevano morte in viale Pola, nel quartiere romano Trieste. Non appena gli aguzzini si furono allontanati, Donatella Colasanti, pur se in preda a choc, iniziò a gridare e a sferrare colpi alle pareti del bagagliaio nel tentativo di richiamare l’attenzione. Alle ore 22:50 un metronotte si accorse dei rumori che provenivano dalla vettura e allertò una vicina volante dei Carabinieri, che diede l’allarme.

Donatella-rosaria lopez.jpg Il ritrovamento delle due vittime

Un fotoreporter fotografò l’apertura del bagagliaio e il ritrovamento della Colasanti e della Lopez. La ragazza superstite fu portata in ospedale, ove le vennero diagnosticate diverse ferite gravi e la frattura del naso, con prognosi di oltre trenta giorni. In aggiunta le torture le avevano cagionato gravissimi danni psicologici, da cui non si riprese mai completamente. Izzo e Guido furono arrestati entro poche ore, mentre Ghira, messo in allarme da una soffiata, si rese latitante; il mattino dopo i Carabinieri scoprirono la madre e il fratello di quest’ultimo nei pressi dell’abitazione del Circeo e ipotizzarono che Andrea li avesse avvertiti e avesse chiesto aiuto per far sparire eventuali tracce. 

Donatella Colasanti, costituitasi poi parte civile contro i suoi carnefici, rifiutò il risarcimento di 100 milioni di lire, chiedendo invece solo giustizia. Venne rappresentata dall’avvocato Tina Lagostena Bassi, pioniera della lotta per i diritti delle donne. Diverse associazioni femministe si costituirono parte civile e presenziarono al processo. Il 29 luglio 1976 arrivò la sentenza in primo grado, che condannò all’ergastolo senza alcuna attenuante Gianni Guido, Angelo Izzo e, in contumacia, Andrea Ghira, il quale era riuscito a fuggire e a far perdere le proprie tracce.

Nel novembre del 2004, nonostante la condanna pendente, i giudici del tribunale di sorveglianza di Palermo decisero di concedere a Izzo la semilibertà. Il criminale cominciò a beneficiarne a partire dal 27 dicembre. Una volta in libertà, il 28 aprile 2005, rapì e uccise con un complice due donne, Maria Carmela Linciano (49 anni) e la figlia Valentina Maiorano (14 anni).

L’11 aprile 2008, dopo 14 anni di carcere, Gianni Guido è stato affidato ai servizi sociali: il 25 agosto 2009, fruendo di uno sconto di pena grazie all’indulto, la sua detenzione si è conclusa.

Donatella Colasanti è morta il 30 dicembre 2005, all’età di 47 anni, a Roma per un tumore al seno, ancora duramente sconvolta per la violenza subita trenta anni prima. Avrebbe voluto assistere al nuovo processo contro Izzo. Le sue ultime parole furono «Battiamoci per la verità«.

Al processo per il “massacro del Circeo”, Donatella Colasanti fu rappresentata dall’avvocata Tina Lagostena Bassi, l’ “avvocato delle donne”, figura centrale della lotta femminista di quegli anni, da sempre impegnata nella difesa di donne vittime di stupro. 

Durante un Convegno Internazionale sulla «Violenza contro le donne», organizzato a Roma dal movimento femminista nell’aprile del 1978, a cui lei partecipò, venne fuori che, ovunque nel mondo, quando aveva luogo un processo per stupro, la vittima si trasformava in imputata. Durante questi processi, gli avvocati difensori degli accusati di stupro tendevano non tanto a dimostrare l’innocenza degli imputati, piuttosto si accanivano a mettere sotto accusa la condotta, le abitudini, la reputazione delle vittime. In parole povere, se queste non fossero andate in giro con eccessiva libertà, nessuno avrebbe cercato di violentarle. Tutte le difese degli imputati si trasformavano in accuse delle parti lese, con richiesta di particolari intimi e domande imbarazzanti, tanto da reiterare in aula la violenza già subita dalle donne.

In seguito, la regista Loredana Rotondo, con altre registe appartenenti ad un collettivo femminista, ebbe l’idea di filmare un processo per stupro, proprio per portare l’opinione pubblica a conoscenza di ciò che avveniva nelle aule dei tribunali. 

Fu filmato, col consenso della corte, un processo tenutosi a Latina, contro quattro uomini accusati di aver violentato una ragazza, processo nel quale Tina Lagostena Bassi difendeva la parte civile. Il filmato, che vinse numerosi premi, fu mandato in onda nel 1979 sulle reti televisive nazionali e successivamente replicato, con un enorme successo di pubblico. 

Assistere in TV al “Processo per stupro” fu per le donne della mia generazione un momento fondamentale di crescita. Ci spinse a continuare sulla strada della lotta per i nostri diritti con ancora maggior convinzione. Solo molti anni dopo, il 15 febbraio del 1996, grazie alle pressioni di donne e professioniste come Tina Lagostena Bassi, viene approvata in Italia la legge n. 66, «Norme contro la violenza sessuale», in cui si afferma il principio per cui lo stupro è un crimine contro la persona e non contro la morale pubblica.

Riferimenti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_del_Circeo

https://it.wikipedia.org/wiki/Processo_per_stupro

https://it.wikipedia.org/wiki/Tina_Lagostena_Bassi

https://www.robadadonne.it/126283/massacro-del-circeo-e-il-processo-a-donatella-colasanti-vittima-troppo-fastidiosa/

https://www.youtube.com/watch?v=72FM3jiPyWs&ab_channel=matergea  arringa dell’avvocata Tina Lagostena Bassi

https://www.youtube.com/watch?v=KI7GcGSxBAI&ab_channel=ACCASFILM  intervista del giornalista Enzo Biagi a Donatella Colasanti e Tina Lagostena Bassi

https://www.facebook.com/thevisioncom/videos/2540285326076713/     versione breve arringa Tina Lagostena Bassi

Collegamento virtuale:

Direzione e responsabilità del Proyecto/archivo “Altar Mujeres SXXI”:  Silvia Barrios

Artista in collaborazione nell’illustrazione e nella ricerca:

Amalia Ferrigno

Per aderire alla proposta: silviabarriosarte@yahoo.com.ar

Sito web correlato: https://wp.me/pw9JC-5wq

Sito web del progetto / archivio “Altar Mujeres SXXI” : https://altarmujeressxxi.wordpress.com/

Sito web dell’artista: https://silviabarriosplasticaceramista.wordpress.com/

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