Gabriella Taddeo

Gabriella Taddeo è stata responsabile e curatrice del Museo municipale “Città creativa” della ceramica ubicato ad Ogliara, Comune di Salerno, dal 2001 ad ottobre 2018. Laureata in Filosofia e Lettere moderne, esperta in Storia della critica d’arte, ha pubblicato nel corso degli anni numerosi saggi e ha curato mostre a carattere artistico in Italia e all’estero.

Ha partecipato a numerosi simposi e convegni internazionali.

  Pubblicista dal 1995, ha collaborato e collabora con giornali e riviste (Il Mattino, Puracultura, La Città, Lapis arte, Arte e…, Flash art, Reportage, Agire, Napoli City e Dossier sud, Lapilli, Nuovo Risorgimento, La ceramica antica e moderna, rivista T.A.G.S. e altri).

Gabriella Taddeo, nella sua qualità di esperta di ceramica artistica, ci narra la storia delle ceramiste della scuola salernitana:

“Dal passato al presente, dalla tradizione alla innovazione: è questo il fil rouge a cui si connettono le donne-artiste di Pandora Associazione artiste ceramiste e rivitalizzano un’arte antichissima, madre delle arti  che nasce con l’uomo e che ha continuato lungo i secoli ad esistere in vari luoghi dell’Italia.

Una delle storie più interessanti della vasta mappa italiana si articola  in Campania. Le mura di Vietri sul mare e di Cava de’ Tirreni parlano suggestivamente ai visitatori attraverso i loro pannelli in ceramica della storia dei vasai e dei maiolicari d’altri tempi. Sono quelle stesse mura dietro cui sono ancora vitali i laboratori dei Solimene, dei Pinto, dei D’Arienzo, dei Santoriello, dei D’Acunto a testimoniare la continuità di una tradizione ceramica ancora viva e pulsante. Nel panorama ceramico che è certamente multiforme la presenza di alcune donne-artiste dell’argilla si è affermata con forza nel passato: all’interno del gruppo tedesco che rivoluzionò la tradizione decorativa ottocentesca con nuovi colori e nuove figure, gruppo capitanato da Richard Dolker  che iniziò negli anni venti e si protrasse agli inizi della Seconda Guerra mondiale, brillò di luce propria imponendo un suo stile peculiare ed inimitabile la polacca-giudaica 

Irene Kowaliska, che arriva a Vietri nel 1931. Fu artista non solo della ceramica ma anche del batik, degli acquerelli e dei collages polimaterici sottovetro.  Lavorò presso Melamerson e Pinto. Il tratto elementare di timbro naif ma allo stesso tempo raffinato delle sue figure definisce il suo stile, la caratterizza. Negli anni della seconda guerra scelse come suo rifugio Positano e qui realizzò una vera e propria avventura artistica avviando stili e materiali della famosa moda Positano. L’altra luce creativa femminile del periodo tedesco fu 

Barbara Margarethe Thewalt –Hannasch detta Bab che approda a Vietri nel 1927. Lavorò dapprima presso l’I.C.S. (Industria ceramica salernitana) di Max Melamerson  ed alcuni anni dopo a Fontana Limite di Gunther Studeman. Particolarissimi i suoi vasi che assumono forme di animali ma anche i suoi presepi dai colori forti che assecondano la radicata tradizione sacra italiana. Sentì poi l’esigenza nell’ultimo periodo della sua residenza vietrese di crearsi un proprio studio autonomo nella fabbrica di Vincenzo Pinto. Ma oltre al conosciutissimo gruppo tedesco sono state rivalutate recentemente altre figure storiche di ceramiste all’interno di un gruppo di maestri olandesi,  che pare furono i primi stranieri ad approdare a Vietri. Ce lo rivela il libro di Claudia Bonasi ed Antonio Dura Storie di ceramica, pubblicazione edita da Puracultura. Grazie ad esso sono venute alla luce le fisionomie di 

Josephine Elisabeth Laming chiamata Betty, che divenne la moglie del titolare della fabbrica Pinto. Nel ’48 un viaggio in Italia diede una svolta alla sua vita. Arrivò poco più che ventenne nella cittadina costiera in autostop con una amica ed iniziò a lavorare presso la faenzera. Solo due anni dopo sposò il diciannovenne Raffaele Pinto. Le sue furono storie di fiabe, racconti locali, santi, miti e burattini che contaminarono la tradizione vietrese con il retaggio culturale proprio del Nordeuropa. 

Sophia van der Does de Villebois invece collaborò inizialmente con Richard Dolker per la realizzazione di alcuni prototipi e lavorò presso la manifattura di Fontana Limite di Gunther Studemann. Morto il marito, che era a sua volta il ceramista Adriaan van Stolk , si trasferì nell’isola di Rodi, dando vita ad Icaro, una fabbrica che portò avanti con Luigi De Lerma suo secondo marito e che fu attiva soprattutto durante l’occupazione italiana dell’isola. Credeva nella funzione sociale dell’arte e Vietri fu l’humus adatto in cui fiorì la sua creatività e si affermarono le sue idee innovative.              

                                         

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Concluso il periodo corale olandese e tedesco si sono affermate individualmente figure come : 

Erika Rossi che fin da adolescente respirò l’atmosfera delle faenzere , seguì suo padre che da Bassano del Grappa nel ’35 si stabilì a Vietri, divenendo l’iniziatore della scuola di ceramica salernitana durata fino al dopoguerra; presso di essa valenti artisti come Giancappetti appresero i primi rudimenti. E sulle orme paterne Erika si è dedicata alla didattica della manipolazione e degli smalti. I suoi laboratori creativi sono sempre stati popolati di giovani allievi che nel riconoscerle il ruolo di maestra desideravano apprendere le tecniche e le potenzialità della ceramica. Dagli anni Trenta ai sessanta visse fra Vietri e Salerno gestendo corsi riconosciuti dal Ministero dell’istruzione dapprima a Salerno poi presso i Solimene a Santa Maria degli Angeli dove stabilì nell’ultimo periodo della sua vita anche la sua dimora. In tempi più recenti, tra gli anni ottanta e novanta, emerge la personalità di 

Milena Scarabello ravennate d’origine e salernitana d’adozione. Ha operato una sua originalissima contaminazione fra scuola faentina che l’ha formata ed arte vietrese. Anche lei ha insegnato negli anni 90 presso i Solimene insieme alla Rossi. La materia nelle sue mani diviene sottile assumendo forme lievi che si accartocciano trasformandosi in elementi vegetali. E’ negli anni novanta che si va svolgendo l’esperienza dei vasai di Cetara, sotto l’egida del maestro Ugo Marano, poliedrico creatore di forme e cromie innovative: fra gli adepti tre le donne artiste significative Stefania Mazzola, moglie dello stesso capofila, 

Solange Hutter  e

Monica Amendola, prematuramente scomparsa. Questo è il filo a cui riagganciarsi affinché la ceramica, la sua scuola e la sua storia continui a coniugarsi ancora al femminile e che si sta rivelando anche attualmente fondamentale per il rilancio ed il riscatto di quell’arte manuale per molti anni caduta in letargo, come scriveva Paola Capone negli anni ottanta su un numero della rivista Campo: ”L’artigianato tutto ha subito una vera e propria emarginazione, esaurendosi l’inventiva e cambiando i suoi  fruitori con l’ingrandirsi delle città. Esso è divenuto spesso ripetizione di antichi modelli che hanno trovato una collocazione soprattutto nell’ambito dei souvenir, ma che non sono portatori di nessuna novità linguistica.”  Fra le attuali donne artiste e sulla scia di una saga familiare opera nella zona orientale del salernitano, S. Vito di Pontecagnano,  

Maria Grazia Cappetti che porta avanti  anche come imprenditrice la produzione di maioliche e riggiole iniziata da suo padre Giancappetti, procedendo anche nella ricerca di un linguaggio formale e cromatico. Altre artiste dell’attualità che portano avanti la ricerca e la sperimentazione sono donne che hanno lavorato per un certo periodo presso le Fornaci De Martino ed il Museo Città Creativa e che ora operano presso propri laboratori creativi: 

Deborah Napolitano, architetto poliedrico, che lavora anche il ferro per sculture d’avanguadia 

Patrizia Grieco, che ha realizzato uno scambio significativo con il pittore francese Jean –Pierre Duriez, 

Enrica Rebeck che ha avuto per venti anni una bottega presso Rufoli ed ha realizzato numerosi arredi urbani, 

Sofia De mas che è stata direttrice del laboratorio creativo presso la fornace De martino, 

Ilaria Di Giacomo, che ha portato avanti per un decennio una scuola ceramica secondo il Metodo Munari. Altre individualità che portano avanti linguaggi e cromie  innovative sono 

Nathalie Figliolia, 

Laura Marmai, 

Rosalba Fatigati, 

Rossella Nicolò. 

Una capacità corale e collettiva di coniugare la ceramica è la spiccata  qualità della Associazione Pandora portata avanti dalla dinamica presidente Annarita Fasano, che opera ed organizza efficacemente e con successo eventi  in tutto il mondo, dall’Occidente all’Oriente e conta un numero considerevole di  iscritte a livello internazionale. Una recente ed importante esperienza è la presenza di Pandora nel settembre 2019 in Corea del Sud, dove si è effettuato uno scambio assai fruttuoso fra ceramiste italiane e dell’Estremo Oriente. Affianca l’attività della presidente e delle artiste, l’architetto Miriam Gipponi. La sua preparazione in architettura e design segna anche i suoi oggetti ceramici che vanno dai vasi, alle sculture ai gioielli. Il tentativo di rispondere a questa crisi di identità, di ricominciare un discorso innovativo punta sullo sviluppo di nuove capacità creative che risveglino dal sopore gli impulsi percettivi svincolandoli dall’asservimento agli stilemi tradizionali e dalla pura artificiosità della riproduzione seriale. Lo sforzo di queste donne coincide con la volontà di dare alla ceramica la dignità di un’arte parallela alla pittura, che non la releghi fra le arti minori, dove la tradizione, dal Vasari in poi, l’ha sempre esiliata, né continui a subire il processo di pura serializzazione assegnatogli ormai da tempo dalla società industriale. La questione fondamentale s’incentra proprio sulla difficoltà, da parte della manualità e dell’idea, del progetto, dell’inventiva, a sopravvivere  accanto ai tempi velocissimi della commercializzazione.”

Artiste del periodo tedesco a Vietri

https://vietriierieoggi.jimdofree.com/biografie-grandi-maestri/barbara-margarethe-thewalt-hannasch/

Link Immagini opere Kowaliska

Video Matres 2018

ScdZ3RKCCFVfvt0-2lP5MGj84muE77bITs

Canale youtube Associazione

https://www.youtube.com/channel/UC2ydCEjK3_zabcbR2BHHw7w

Collegamento virtuale

Direzione e responsabilità del Proyecto / archivo “Altar Mujeres SXXI”:  Silvia Barrios

Collaborazione nell’illustrazione e nella ricerca:Associazione Pandora Artiste Ceramiste

Per aderire alla proposta: silviabarriosarte@yahoo.com.ar

Sito web correlato: https://wp.me/pw9JC-5wq

Sito web del progetto / archivio “Altar Mujeres SXXI” : https://altarmujeressxxi.wordpress.com/

Sito web dell’artista: https://silviabarriosplasticaceramista.wordpress.com/

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